Case green, Tovaglieri (Europarlamentare): “Questa direttiva scarica i costi sui governi nazionali e sui cittadini”

Come sottolineato nel corso dell’intervista, “non è stato previsto alcuno specifico capitolo di spesa, ma solo generici riferimenti ad alcuni fondi, assolutamente insufficienti e in buona parte vincolati”

Con l’approvazione in via definitiva della direttiva sulle case green (Energy performance of buildings directive, Epbd) da parte della plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, ci si domanda cosa accadrà in concreto adesso. idealista/news lo ha chiesto a Isabella Tovaglieri, Europarlamentare della Lega, membro della commissione Itre (Industria, Ricerca ed Energia), Femm (diritti della donna) e Imco (Mercato interno e protezione dei consumatori), nonché relatrice ombra del provvedimento. Come ricordato, il testo “entrerà in vigore in tutta l’Unione entro il ventesimo giorno dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ma gli Stati Membri avranno tempo 24 mesi per recepirla. Ciò significa che per vederla a tutti gli effetti nel nostro ordinamento dovremo aspettare il 2026”.

Tovaglieri ha poi sottolineato che, “nonostante alcuni miglioramenti, l’impianto della direttiva rimane altamente problematico” e ha posto l’accento sul fatto che “non è stato previsto alcuno specifico capitolo di spesa, ma solo generici riferimenti ad alcuni fondi (Pnrr, fondi di coesione, fondo sociale per il clima), assolutamente insufficienti e in buona parte vincolati”.

La direttiva sulle case green è stata approvata. Sebbene in plenaria sia giunto un testo con vincoli meno stringenti rispetto a quanto previsto inizialmente, per il parco immobiliare dell’Unione europea rimane l’obiettivo delle emissioni zero entro il 2050. In base a quanto previsto dall’accordo raggiunto, cosa accadrà in pratica in Italia?

“Il testo della direttiva è stato modificato in molte delle sue parti, ma diversi punti dell’impianto originario – tra cui i più critici – sono stati mantenuti, così come l’obiettivo delle emissioni zero al 2050 per il parco immobiliare europeo.

In base a quanto approvato dalla plenaria, tutti gli Stati Membri dovranno predisporre dei piani di rinnovamento degli edifici che abbiano come obiettivo proprio le emissioni zero entro il 2050, e che prevedano degli step intermedi obbligatori: una riduzione del 16% dei consumi energetici degli edifici entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035.

Il nostro Governo dovrà, dunque, mettersi all’opera per trasformare milioni di immobili in ‘edifici ad emissioni zero’ nei prossimi anni”.

Quali sono ora i prossimi passaggi?

“Con il voto di martedì 12 marzo in plenaria, la direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia è diventata legge.

Entrerà in vigore in tutta l’Unione entro il ventesimo giorno dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ma gli Stati Membri avranno tempo 24 mesi per recepirla.

Ciò significa che per vederla a tutti gli effetti nel nostro ordinamento dovremo aspettare il 2026”.

I partiti di maggioranza hanno votato contro. Perché? Quali sono le perplessità maggiori? 

“Purtroppo, nonostante alcuni miglioramenti, l’impianto della direttiva rimane altamente problematico.

Innanzitutto, c’è il problema di chi pagherà queste ristrutturazioni, visto che la stessa Commissione stima in centinaia di miliardi di euro i costi imposti da questo provvedimento. Eppure, non è stato previsto alcuno specifico capitolo di spesa, ma solo generici riferimenti ad alcuni fondi (Pnrr, fondi di coesione, fondo sociale per il clima), assolutamente insufficienti e in buona parte vincolati.

Senza parlare, poi, del fatto che il testo prevede delle sanzioni per chi non si adegua, una scelta sbagliata, che ricadrà soprattutto sui cittadini più fragili. Questa direttiva ‘case green’ scarica tutti i costi sui governi nazionali e sugli stessi cittadini: si finisce così per colpire i nostri risparmi e un bene primario come la casa”.

Che ruolo spetta ora ai singoli governi nazionali? Quali sono le strade che potranno essere percorse nello specifico in Italia?

“I singoli governi dovranno occuparsi di recepire la direttiva e presentare nei prossimi anni un piano di ristrutturazioni, in cui devono elencare le misure che intendono portare avanti per efficientare il loro parco edilizio. Nel caso italiano, parliamo di svariati milioni di immobili, tra residenziali e non.

Il problema di fondo però rimane: qualunque strada decida di seguire il Governo italiano per giungere alle emissioni zero entro il 2050, ci sarà un costo elevatissimo da dover pagare e chiedere ai propri cittadini, soprattutto a quelli che vivono negli edifici più energivori e che sono spesso economicamente più fragili.

L’Europa ha però deciso di non farsene carico”.

A giugno ci saranno le elezioni europee. Il Green deal è un tema importante. Alla luce di quanto è accaduto con la discussione sulla direttiva europea per le case green, in che chiave deve essere affrontata secondo lei questa questione cruciale?

“Il Green Deal è il tema cardine della Commissione Von der Leyen e contiene decine di provvedimenti che sono andati a colpire diversi settori: automotive, agricoltura, allevamento, industria, oltre all’edilizia. L’approccio della Commissione è stato estremamente ideologico e impositivo, fatto di divieti, limitazioni e obiettivi da raggiungere in tempi record, senza minimamente tenere in considerazione le peculiarità dei nostri territori e le necessità delle nostre industrie.

Come sulla direttiva ‘case green’, così anche in altri settori, questo Green Deal è irrealizzabile, e avrà gravi ripercussioni sul tessuto sociale ed economico dei nostri Paesi.

Mi auguro che, con le elezioni del prossimo giugno, si arrivi a una maggioranza diversa in Europa, che possa affrontare la transizione ecologica con più realismo e buonsenso”.

Fonte: Idealista.it

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