Quanto pesa l’inflazione di maggio 2024 sui rinnovi annuali d’affitto? I dati per città

L’Istat ha diffuso i dati sull’inflazione rilevata a maggio 2024, l’istituto di statistica ha rilevato un aumento dello 0,8% su base annua dell’indice dei prezzi al consumo. Stessa percentuale anche per l’indice FOI, che si tradurrà in un aumento, seppur contenuto, per i canoni di locazione degli inquilini che hanno il rinnovo annuale dell’affitto. In Italia, si dovranno pagare mediamente circa 6 euro in più al mese (e 72 euro all’anno). Scopriamo quanto aumentano gli affitti a seconda delle diverse città italiane.

L’aumento dell’inflazione è uno degli effetti più tangibili per le finanze delle famiglie italiane, soprattutto per quelle che hanno l’adeguamento annuale del canone di locazione annuale (per i contratti 4+4). Gli aumenti più rilevanti sono quelli con cui dovranno fare i conti gli inquilini milanesi, che vedranno aumentare l’affitto mensile di 15 euro in più al mese rispetto allo scorso anno. A Roma, invece, l’incremento mensile sarà di 9 euro in media.

È lo scenario che emerge da un’analisi di idealista, portale leader per sviluppo tecnologico in Italia, che ha calcolato quanto inciderà l’aumento dell’inflazione sull’adeguamento dei contratti di locazione di un trilocale in base all’Indice dei prezzi al consumo aggiornato e pubblicato dall’Istat. L’aumento dell’inflazione incide direttamente sui contratti di locazione legati all’indice FOI, ovvero quelli che prevedono la formula di durata 4+4.

Quanto aumentano gli affitti nei capoluoghi italiani con l’inflazione

I dati sono eleborati sulla media dei canoni di locazione di un trilocale rivalutati con l’indice FOI di maggio 2024

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CapoluogoCanone aggiornato (€/mese)Aggiornamento FOI 0,8% (€/mese)Canone mediano di un trilocale ad maggio ’23 (€/mese)
Milano1.865151.850
Venezia1.310101.300
Firenze1.260101.250
Bologna1.210101.200
Bolzano-Bozen1.210101.200
Roma1.15991.150
Como1.10991.100
Monza1.00881.000
Modena9738965
Padova9588950
Ravenna9588950
Verona9588950
Napoli9077900
Vicenza9077900
Bergamo8827875
Bari8577850
Trento8577850
Varese8577850
Belluno8387831
Cagliari8066800

Il report si concentra sull’analisi della media dei canoni di locazione richiesti negli annunci di trilocali in affitto pubblicati su idealista. Per lo studio, infatti, è stato scelto questo taglio immobiliare nello specifico perché si tratta di quello più richiesto dalle famiglie, la categoria su cui l’aumento dell’inflazione pesa maggiormente.

In Italia, l’affitto per una casa con tre stanze, secondo quanto rilevato nel mese di maggio 2023, era di 750 euro al mese. Gli inquilini che hanno l’adeguamento annuale calcolato con l’indice di inflazione FOI di maggio 2024, quindi, dovranno pagare 6 euro in più al mese in media. Tuttavia, a seconda della zona in cui si vive gli aumenti possono subire differenze anche molto significative.

Lo scenario, infatti, muta in maniera anche marcata a seconda della città presa in esame (il report si è concentrato esclusivamente sui capoluoghi e non sulle province per via di una base dati molto più consistente) e della media dei canoni cittadini.

Gli inquilini che subiranno gli aumenti più evidenti dei canoni di locazione sono quelli di Milano (+15 euro al mese e 180 euro in più all’anno). Dato facilmente immaginabile, se si considera che il capoluogo lombardo risulta stabilmente anche quello in cui si registra la media degli affitti più cara d’Italia.

Aumentano di circa 10 euro al mese (120 all’anno) gli affitti per gli inquilini che hanno il rinnovo annuale del canone di locazione residenti a Venezia, Bologna, Bolzano e Firenze. Mentre a Roma e Como gli aumenti saranno di circa 9 euro al mese (e 108 all’anno).

Tra i capoluoghi del Sud, si segnalano gli aumenti di 7 euro al mese che si registrano a Napoli e Bari. Più in generale, si registrano aumenti contenuti (non oltre i 3 euro mensili) a: Terni, Reggio Calabria, Alessandria, Asti, Carbonia, Caltanissetta, Vibo Valentia, Biella, Lanusei, Enna.

Fonte: Idealista.it

Plusvalenza superbonus, non si applica agli immobili adibiti ad abitazione principale

Non è dovuta la tassazione del 26% sulla plusvalenza generata dalla vendita di un immobile oggetto dei lavori del superbonus se lo stesso è stato adibito ad abitazione principale per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto e la vendita. A dirlo è la circola n13/E dell’Agenzia delle Entrate che ha fornito delucidazioni sulle novità introdotte dalla legge di bilancio 2024

  1. Plusvalenza superbonus sulla prima casa
  2. Le novità della plusvalenza superbonus per il 2024
  3. Plusvalenza immobili in successione
  4. La circolare dell’Agenzia delle Entrate
    1. Come si calcola la plusvalenza superbonus 110?
    2. Quando la plusvalenza non è dovuta?
    3. Chi ha usufruito del Bonus 110 può vendere?

Plusvalenza superbonus sulla prima casa

La circolare dell’Agenzia delle Entrate ricorda come la tassazione su un immobile oggetto dei lavori del superbonus non si applica in caso di immobile adibito a prima casa del cedente o dei suoi familiari del cedente o dei suoi familiari per la maggior parte dei dieci anni antecedenti alla cessione o a quelli adibiti ad abitazione principale per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto (o la costruzione) e la cessione, se al momento della cessione sono stati acquistati (o costruiti) da meno di dieci anni.

Le novità della plusvalenza superbonus per il 2024

L’ultima Legge di Bilancio (Legge n. 231/2023, articolo 1, commi da 64 a 67) ha introdotto a partire dal 1° gennaio 2024 un’ipotesi di plusvalenza che si realizza a seguito della cessione a titolo oneroso di immobili oggetto di interventi agevolati con Superbonus che, all’atto della cessione, si siano conclusi da non più di dieci anni. La plusvalenza configura un reddito diverso se non conseguito nell’esercizio di arti e professioni e di imprese commerciali o da società in nome collettivo o in accomandita semplice

Plusvalenza immobili in successione

L’esonero dal pagamento delle imposte sulla successione si applica anche agli immobili acquisiti per successione

La circolare dell’Agenzia delle Entrate

Qui puoi scaricare la circolare dell’Agenzia delle Entrate sulla nuova normativa sulla plusvalenza sugli immobili oggetto dei lavori del superbonus

Come si calcola la plusvalenza superbonus 110?

Dal 2024 la plusvalenza derivante dalla cessione di immobile oggetto di superbonus 110% sconta una tassazione del 26% (in alternativa all’IRPEF).

Quando la plusvalenza non è dovuta?

Innanzitutto la tassazione è dovuta quando tra l’acquisto e la vendita dell’immobile sono passati meno di 5 anni. Invece, se la vendita avviene dopo i 5 anni, la plusvalenza immobiliare non è tassata.

Chi ha usufruito del Bonus 110 può vendere?

Si, chi ha usufruito del bonus 110 può vendere l’immobile oggetto dei lavori di ristrutturazione, ma se la vendita avviene prima dei cinque anni si applica una tassazione del 26%. L’imposta di plusvalenza non si applica in caso di abitazione principale

Fonte: Idealista.it

Borgo Egnazia, il resort a cinque stelle in Puglia che accoglie il G7

Da giovedì 13 giugno a sabato 15 giugno, i capi di Stato e di governo dei Paesi più influenti al mondo, Italia compresa, si riuniscono a Borgo Egnazia per il G7. Da tempo meta di attori, cantanti e politici, la struttura è un resort a cinque stelle che si trova a Savelletri, a Fasano, in provincia di Brindisi, in Puglia.

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Le date del g7 a Borgo Egnazia

L’incontro tra i leader mondiali si tiene a Borgo Egnazia tra giovedì 13 e sabato 15giugno. Oltre al presidente del governo Giorgia Meloni, sarà presente il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, il premier britannico Rishi Sunak, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il primo ministrogiapponese Fumio Kishida e quello canadese, Justin Trudeau.

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Oltre ai mandatari delle principali democrazie, sono attesi anche il Papa Francesco, il principe ereditario dell’Arabia Saudita, audita Mohammed bin Salman, il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva. A partire sarà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella darà invece il benvenuto

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Cos’è il G7?

l Gruppo dei Sette (G7) è un forum informale che riunisce Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America. Al Gruppo partecipa anche l’Unione Europea, rappresentata ai vertici dal Presidente del Consiglio Europeo e dal Presidente della Commissione Europea.

Chi è il proprietario di Borgo Egnazia?

Il proprietario di Borgo Egnazia è Algo Melpignano, fondatore e amministratore delegato di Egnazia Ospitalità Italiana.

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Fimaa: il calo dei tassi sui mutui spinge le intenzioni di acquisto degli italiani

Report Fimaa-Confcommercio: il calo dei tassi sui mutui spinge gli italiani a progettare l’acquisto di una nuova casa

Le famiglie italiane riprendono a progettare l’acquisto di una nuova casa, cresce infatti la fiducia nel fatto che nei prossimi mesi i tassi di interesse dei mutui scenderanno. Nel 2024, si effettueranno circa 710mila compravendite immobiliari, un numero sostanzialmente in linea con i livelli dell’anno precedente. È quanto emerge dall’ultima edizione dell’Indagine Fimaa-Confcommercio sul mercato immobiliare residenziale, aggiornata ai dati del primo quadrimestre 2024.

Il report – realizzato dall’Ufficio studi FIMAA, coordinato da Andrea Oliva – evidenzia in particolare che, sebbene gli scambi di abitazioni abbiano registrato un andamento negativo negli ultimi tre trimestri del 2023, il gap sia andato progressivamente migliorando. La maggior parte degli operatori immobiliari FIMAA – Federazione italiana mediatori agenti d’affari, aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia – si attende un’inversione di tendenza  già nel prossimo quadrimestre. Di contro, solamente il 25% degli intervistati è convinto che subirà un ulteriore calo, una percentuale nettamente inferiore alle rilevazioni di un anno fa, all’epoca si superava infatti il 60%.

Sempre secondo oltre il 60% di agenti immobiliari, i prezzi degli immobili venduti registreranno in media un aumento del 2,2%. Il mercato però viaggerà a due velocità, confermando il, trend che si è già registrato nel 2023. Nell’anno precedente, infatti, probabilmente per le notizie di adeguamento energetico del patrimonio abitativo, i prezzi delle abitazioni esistenti sono aumentati solamente dello 0,4% nominale, le abitazioni nuove invece hanno beneficiato di un +5,6%.

A spingere il mercato sono soprattutto le aspettative sul calo dei tassi sui mutui (quasi il 50% di risposte), e le possibilità di ottenere dei buoni redditi in determinati contesti con la locazione delle abitazioni (32,5%). Circa il 10% punta a possedere una casa green per risparmiare sulle spese di gestione, mentre un altro 7,2% si attende un prossimo aumento dei prezzi. Tra gli altri fattori (1%), c’è in particolare il desiderio di possedere una seconda casa in località turistica.

Tra i punti di debolezza del mercato a giudizio degli operatori interpellati, ci sono in particolare gli elevati costi di ristrutturazione (31,4%);  gli stipendi medi bassi (23,9%); le preoccupazioni per le imposte introdotte dall’ultima legge di bilancio o per l’annunciata revisione degli estimi, e quelle sugli aspetti regolamentativi come l’efficientamento energetico (22,2%); l’instabilità degli scenari geo-politici internazionali (19,5%). Le altre motivazioni raccolgono il 2,9% di risposte, tra queste ci sono in particolare le preoccupazioni sui tassi dei mutui ancora alti e sui livelli dell’inflazione.

Il mercato delle locazioni

Il report analizza anche il mercato delle locazioni, nel 2023 il numero di nuovi contratti di locazione abitativa si è ridotto rispetto all’anno precedente (-1,6%), mentre i canoni hanno proseguito il trend espansivo (+4,4%). Secondo le aspettative formulate degli agenti immobiliari FIMAA per il secondo quadrimestre del 2024, la domanda di appartamenti in locazione sarà molto forte (68,5% degli intervistati), l’offerta però potrebbe non tenere il passo. La maggioranza degli agenti (47,6%) ritiene infatti che si attesterà sui livelli dell’anno precedente, ma la percentuale di coloro che ritengono ci sarà un’ulteriore riduzione non è molto più bassa (46,4%). Ne consegue un numero di nuovi contratti che mantiene le stesse percentuali di diminuzione evidenziate nel 2023 (tra il 2 e il 3% in meno), e canoni ancora in crescita del 5%.

“Oggi servono strumenti a supporto di un mercato che attribuisce un valore maggiore agli immobili residenziali efficientati rispetto a quelli non efficientati – commenta Santino Taverna, presidente nazionale FIMAA. – Nel nostro Paese, le unità residenziali stabilmente abitate che necessiterebbero di interventi di riqualificazione energetica sono circa 12 milioni: c’è bisogno di maggiore gradualità nei tempi di attuazione della direttiva europea sulle “case green”. Oltre a bonus edilizi, occorrono sostegni economici concreti a beneficio delle famiglie e dei cittadini, soprattutto per le realtà meno abbienti”.

“Il report evidenzia i primi segnali di riduzione delle abitazioni in offerta in vendita – sottolinea Andrea Oliva, coordinatore Ufficio Studi FIMAA. – È difficile, in particolare, trovare abitazioni da concedere in locazione nelle grandi città e nei centri turistici, o nuove costruzioni al giusto prezzo. I prezzi delle abitazioni nuove, oltretutto, sono cresciuti del 19% dall’inizio del 2021, complice l’inflazione e le tensioni geo-politiche internazionali”.

Fonte: Idealista.it

Rogito notarile: il notaio spiega a cosa serve e come funziona

La compravendita di una casa è una delle scelte più importanti nella vita di una persona. Per questa ragione è fondamentale conoscere tutti i passi necessari che vanno dalla scelta di un’abitazione all’atto di compravendita vero e proprio. Tra questi, uno step importante è il rogito stipulato dal notaioFlavia Fiocchi, consigliere nazionale del Notariato con delega alla comunicazione spiega a idealista/news cos’è il rogito notarile, cosa serve e come funziona

  1. Cos’è il rogito notarile e a cosa serve
  2. Qual è la differenza tra rogito e atto notarile
  3. Qual è la documentazione richiesta per il rogito
  4. Cosa succede il giorno del rogito?
  5. Quali sono i documenti che rilascia il notaio dopo il rogito?

Cos’è il rogito notarile e a cosa serve

L’acquisto di una casa è certamente una delle operazioni economiche più importanti nella vita di una persona e, per tutelare al meglio i cittadini, lo Stato richiede che il contratto sia stipulato da un pubblico ufficiale imparziale e specializzato sulla materia: il notaio.

Come spiega il notaio Flavia Fiocchi: “Il notaio, per legge, tutela acquirente e venditore, garantendo che l’acquisto dell’immobile avvenga nel rispetto di tutte le norme di legge. Per questo è consigliabile rivolgersi a lui fin dall’inizio delle trattative prima ancora di firmare proposte di acquisto o contratti preliminari, che sono già vincolanti”

Ma cosè il rogito notarile? “Il rogito è l’atto pubblico con cui il notaio stipula un contratto di compravendita, permuta o divisione, un mutuo ipotecario, un verbale societario e molto altro.

Deriva dal termine latino corrispondente, che significa, tra le altre cose, “chiedere”. Il notaio è infatti “richiesto” dalle parti di stipulare l’atto con cui le stesse intendono raggiungere un obiettivo economico (acquistare, vendere, costituire una società, ecc.) e a sua volta “richiede” alle parte di manifestargli la loro volontà,  al fine di ridurla per iscritto n un atto che consenta di realizzare l’effetto giuridico voluto.

rogito notarile

GTRES

Qual è la differenza tra rogito e atto notarile

Spesso si sente parlare di rogito notarile e di atto notarile. Ma qualè la differenza tra i due? “Nessuna differenza, di fatto. L’atto notarile è il termine generale che comprende atti pubblici, scritture private autenticate dal notaio, verbali societari ricevuti dal Notaio, atti unilaterali come procure, atti successori ecc.”

Qual è la documentazione richiesta per il rogito

Per la redazione del rogito notarile sono richiesti tutti una serie di documenti che riguardano principalmente il venditore, ma anche l’aspirante acquirente. Come spiega Fiocchi la documentazione richiesta “Dipende dal tipo di rogito che si vuole stipulare. Per la compravendita di una casa ad esempio si richiede al venditore

  • il rogito di provenienza dell’immobile,
  • la documentazione dalla quale evincere la regolarità edilizia dell’immobile (licenze, abitabilità o dichiarazione riassuntiva di un tecnico),
  • attestato di prestazione energetica per gli immobili abitativi e produttivi,
  • certificato di destinazione urbanistica per i terreni,
  • estratto di matrimonio ( per verificare lo stato patrimoniale del venditore e l’esistenza o meno di fondi patrimoniali o altri vincoli)
  •  altri documenti che possono variare in base alla tipologia di atto richiesta,

All’acquirente vengono richiesti

  • documenti anagrafici e estratto matrimonio
  • titoli utilizzati per il pagamento del prezzo .

Il notaio indagherà poi presso l’acquirente sulle possibilità per il medesimo di godere o meno di agevolazioni, richiedendo di produrre la relativa documentazione necessaria per attestarne i requisiti”

atto notarile

GTRES

Cosa succede il giorno del rogito?

Il momento algido nel processo di compravendita immobiliare riguarda il giorno del rogito.

“Le parti si presentano personalmente o a mezzo di un procuratore –  munito di procura notarile-  davanti al notaio incaricato della stipula, che dá loro lettura integrale dell’atto, ne richiede la conformità alla loro volontà e, in caso affermativo, lo fa sottoscrivere, sottoscrivendolo a sua volta per concluderlo”

“Da quel momento l’atto è perfezionato ed operativo, fatte salve le formalità fiscali che il notaio adempie, tempestivamente, in luogo delle parti e quale loro sostituto di imposta, versando allo Stato, senza alcun aggio o aggravio, le giuste imposte dal medesimo Notaio auto liquidate in base al tipo di atto posto in essere e ai requisiti oggettivi e soggettivi relativi, nel rispetto della legge e della normativa fiscale.

Quali sono i documenti che rilascia il notaio dopo il rogito?

Contestualmente al rogito, il Notaio può rilasciare alle parti, a loro richiesta

  • un certificato di avvenuta stipula che attesta, indicando i dati anagrafici delle parti e gli estremi catastali dell’immobile ovvero i dati dell’operazione svolta, che l’atto di cui trattasi è stato effettivamente stipulato dai soggetti ivi indicati ed è perfezionato ed operativo.

Dopo l’espletamento delle formalità fiscali, il Notaio rilascia alle parti:

  • una copia cartacea o digitale, conforme all’atto originale stipulato, il cui unico originale rimane invece depositato presso il Notaio e raccolto, insieme agli suoi rogiti, in appositi volumi rilegati, che rimarranno presso lo studio del notaio fino al suo pensionamento o al suo decesso, quando verranno  poi trasferiti all’archivio notarile distrettuale.

Fonte: Idealista.it

Fondo di Garanzia per i mutui prima casa, arriva la guida di Abi

Dubbi sul funzionamento del Fondo di Garanzia Prima casa? Da oggi c’è la guida mutui di Abi aggiornata al 2024, che chiarisce tutte le procedure da attuare in caso di sospensione delle rate del mutuo, a quali mutui si applica questa misura, con quali modalità si può attivare il Fondo di Solidarietà e come presentare la domanda. Ecco quali temi sono approfonditi nella guida Abi sul Fondo di Solidarietà per i mutui prima casa 2024.

  1. I contenuti della guida:
  2. Chi può richiedere la sospensione del mutuo

I contenuti della guida:

Come funziona il Fondo Gasparrini 2024

Nella Guida Abi “Fondo di garanzia per i mutui prima casa” si potranno trovare tutte le spiegazioni relative allo strumento che unisce istituzioni pubbliche e banche nel venire incontro ai mutuatari in difficoltà con il pagamento delle rate, esteso al 31 dicembre 2024 per quanto riguarda la garanzia fino all’80 per cento della quota capitale dei mutui in difficoltà. In particolare, la sospensione delle rate del mutuo si applica per l’acquisto dell’immobile, eventualmente accompagnato da una riqualificazione energetica. Sono sempre esclusi quelli di lusso, rientranti nelle categorie catastali A1, A8 e A9.

Con il Fondo di Garanzia, i cittadini in difficoltà con il pagamento del mutuo possono chiedere alle banche aderenti la sospensione del pagamento delle rate fino a 18 mesi, con allungamento del piano di ammortamento per un periodo pari alla durata della sospensione, in alcuni casi particolari quali: morte, perdita del posto di lavoro, sospensione o riduzione dell’orario di lavoro per un periodo di almeno 30 giorni; grave infortunio. Alla misura aderiscono tutte le banche.

Chi può richiedere la sospensione del mutuo

La garanzia statale sui mutui di importo non superiore a 250mila euro, nel nel 2024 può arrivare all’80% in presenza di alcune condizioni. In particolare occorre avere un Isee fino a 40 mila euro e rientrare in una delle seguenti categorie per avere priorità:

  • giovani coppie (compresi i conviventi more uxorio da almeno due anni), di cui almeno uno under 36;
  • famiglie numerose
  • nuclei monogenitoriali con figli minori;
  • giovani under 36;
  • inquilini di alloggi IACP

Garanzia oltre l’80 per cento per famiglie numerose

In caso di famiglie numerose, la garanzia statale sui mutui prima casa può essere anche più consistente rispetto all’80 per cento. In particolare:

  • con tre figli di età inferiore a 21 anni e ISEE non superiore a 40mila euro annui: garanzia all’80%;
  • con quattro figli di età inferiore a 21 anni e ISEE non superiore a 45mila euro annui: percentuale massima di copertura fino all’85%;
  • con cinque o più figli di età inferiore a 21 anni con ISEE non superiore a 50mila euro annui: garanzia fino al 90%.

A quali mutui si applica il Fondo di Garanzia

La misura si applica ai mutui relativi all’acquisto di un immobile adibito ad abitazione principale non di lusso, che non superano l’importo di 250.000 euro. Il mutuo deve essere destinato all’acquisto dell’immobile, oppure all’acquisto con riqualificazione energetica. Sono sempre esclusi gli immobili di lusso, rientranti nelle categorie catastali A1, A8 e A9.

Come fare domanda per il Fondo di Garanzia mutui prima casa

Per fare richiesta di sospensione delle rate, il cittadino in possesso dei requisiti previsti deve compilare il modulo pubblicato sul sito di Consap, gestore del Fondo, diverso per persone fisiche o cooperative edilizie, corredato della documentazione necessaria, da presentare presso la banca che ha concesso il mutuo, con le modalità definite dalla banca stessa. La banca deve aver aderito alla misura e far parte delle banche convenzionate. L’esito verrà comunicato entro 20 giorni dalla presentazione della domanda.

Fonte: Idealista.it

La locazione di abitazioni in Italia: la fotografia dell’Agenzia delle Entrate

La nota trimestrale OMI dedica una sezione alla locazione di abitazioni nel I trim 2024

Nella nota trimestrale relativa al I trim 2024 dell’OMI, che registra una flessione del numero di compravendite residenziali, l’Agenzia delle Entrate dedica un capitolo al mercato delle locazioni di abitazioni in Italia. Secondo il report, da gennaio a marzo 2024 sono state locate quasi 230mila case, in calo tendenziale dell’1,8% rispetto allo stesso trimestre del 2023.

Nel primo trimestre del 2024 sono state locate quasi 230mila abitazioni, in calo tendenziale dell’1,8% rispetto allo stesso trimestre del 2023. Di queste, il 64% riguarda residenze ubicate in comuni ad alta tensione abitativa dove la flessione è del 2,4%. Il canone annuale riferito alle locazioni residenziali registrate nel primo trimestre 2024 ammonta a poco meno di 1,5 miliardi di euro, in aumento tendenziale del 3,5%.

Locazioni abitazioni

Agenzia delle Entrate

Analizzando i diversi segmenti di mercato, i contratti ordinari di lungo periodo stipulati per la locazione di abitazioni per intero sono stati circa 111mila, quasi il 50% del totale, in calo del 4,1% rispetto al primo trimestre del 2023. Il canone annuo complessivo per questo segmento è pari a 718 milioni di euro circa, +1,6% sul 2023. Per le abitazioni locate nei comuni a.t.a., il calo tendenziale è del 5,6% con un canone che supera i 450 milioni di euro (+1,2%).

Le abitazioni locate nel primo trimestre 2024 con contratti ordinari transitori, con durata cioè da 1 a 3 anni, aumentano del 2,2% (+2,4 nei comuni a.t.a.) con quasi 44mila unità e 287 milioni di euro di canone annuo, quest’ultimo in crescita del 9,1% (+10% nei comuni a.t.a.).

Per il mercato delle locazioni con canone concordato, i nuovi contratti sono in lieve diminuzione, -0,7%, e il canone annuo complessivo si approssima a 420 milioni di euro, +2,8%. Il segmento delle locazioni con canone agevolato per gli studenti mostra una crescita sia del numero di unità sia del canone. In particolare, le abitazioni locate agli studenti in porzione, crescono quasi del 14% e il rispettivo canone annuo quasi del 19%.

Le locazioni residenziali a Roma e a Milano

Roma si distingue, rispetto al dato nazionale, per un più marcata diminuzione dei nuovi contratti di locazione residenziale registrati nel primo trimestre del 2024, -8,2% rispetto allo stesso trimestre del 2023, e per la diminuzione del canone annuo corrispondente, -3,2%. Il mercato di Milano, seppur in linea nel trend negativo del numero di abitazioni locate, presenta, di contro, un aumento del canone annuopattuito nei nuovi contratti di quasi il 10%.

locazioni abitazioni roma e milano

Agenzia delle Entrate

A Milano è evidente il calo, in questo trimestre, dei nuovi contratti ordinari di lungo periodo, –11,4% tendenziale, e l’aumento dei contratti concordati e agevolati per studenti. Tale aumento però, seppur elevato nel valore del tasso tendenziale, non bilancia la modesta quota di contratti a canone concordato o agevolato che insieme rappresentano solo poco più del 10% delle nuove locazioni. Tale quota, che a livello nazionale nei comuni ad alta tensione abitativa è del 50%, raggiunge il 67% nella Capitale, nonostante il calo in questo trimestre sia dei contratti concordati e sia di quelli agevolati per studenti.

Fonte: Idealista.it

I dati Enea sul superbonus di maggio 2024, prosegue il calo dei nuovi investimenti

A pesare l’aliquota al 70% e lo stop alla cessione del credito

L’Enea ha pubblicato i nuovi dati sul superbonus che fanno il quadro della situazione relativa al mese di maggio 2024. Cifre che sembrano confermare il calo registrato ad aprile, determinato principalmente dalla nuova aliquota al 70% e dallo stop alla cessione del credito. In base a quanto emerso, al 31 maggio 2024 risultano detrazioni maturate per lavori conclusi pari a 122,7 miliardi di euro. Un dato interessante se si considera che rispetto al mese precedente è stato registrato un aumento di quasi 88 milioni di euro, ben diverso dall’aumento registrato ad aprile che ammontava a circa 400 milioni rispetto a marzo.

dati Enea sul superbonus tengono conto del numero di asseverazioni caricate sul sito dedicato; del valore assoluto degli investimenti ammessi alla detrazione; dei valori assoluti e percentuali dei lavori già completati. Sono inoltre specificati i dati per i lavori relativi a condomini, edifici unifamiliari e unità immobiliari indipendenti.

Dati Enea superbonus maggio 2024

Enea

maggio 2024 per gli interventi in condominio il valore medio dell’investimento risulta pari a 592.788,90 euro, per efficientare gli edifici unifamiliari il valore medio dell’investimento è invece pari a 117.173,86 euro, per i lavori sulle unità immobiliari funzionalmente indipendenti il valore medio dell’investimento è pari a 98.274,40 euro, per i castelli infine il valore medio dell’investimento è pari a 242.212,39 euro.

Nel dettaglio, i dati Enea sul superbonus relativi al mese di maggio 2024 indicano che a livello nazionale il totale degli investimenti ammessi a detrazione è stato di 117,7 miliardi di euro per un costo di oltre 122,7 miliardi di detrazioni fiscali. Gli investimenti per interventi di efficientamento energetico agevolati con il superbonus hanno interessato 495.717 edifici, ad aprile si contavano 495.469 edifici, si tratta quindi di appena 248 edifici in più. La differenza tra marzo e aprile 2024 è stata di 1.063 edifici, in ogni caso in calo rispetto alla differenza tra febbraio e marzo 2024 (13.591).

Il totale degli investimenti che hanno interessato i condomini è stato di 79 miliardi di euro, quelli che hanno interessato gli edifici unifamiliari sono stati di 28,7 miliardi di euro e quelli che hanno interessato le unità immobiliari funzionalmente indipendenti sono stati di 11,5 miliardi di euro.

Fonte: Idealista.it

Cosa fare se si sbaglia a pagare l’IMU? Tutte le soluzioni possibili

Pagare l’IMU può essere complicato ed è facile incappare in errori, ma per ogni problema con il pagamento c’è una soluzione

Durante la compilazione del modello F24 e dell’IMU (Imposta Municipale Propria) si può facilmente incorrere in errori. Ma cosa fare se si sbaglia a pagare l’IMU? Il contribuente ha sempre la possibilità di regolarizzare la propria posizione, sia che si accorga dell’errore prima della scadenza del pagamento dell’imposta, sia che questo avvenga dopo la scadenza. Le conseguenze saranno diverse a seconda dei casi, ma sempre ridotte rispetto alle sanzioni applicate a seguito di accertamenti da parte delle autorità.

  1. Cosa succede se sbaglio l’IMU?
  2. Come rettificare l’IMU?
  3. E se il commercialista sbaglia il calcolo dell’IMU?
  4. Se la banca sbaglia un F24?
  5. Doppio pagamento IMU: cosa fare in questo caso?
  6. Cosa fare in caso di acconto IMU errato?

Cosa succede se sbaglio l’IMU?

Se si commette un errore nel pagamento dell’IMU 2024, le conseguenze e le azioni da intraprendere possono essere differenti in base al momento in cui si rileva l’errore. Se l’errore viene notato prima della scadenza del pagamento della rata in acconto o saldo, è possibile procedere con la correzione di errori formali per F24 e IMU in modo relativamente semplice: compilando un nuovo modello F24 con gli stessi dati precedentemente inseriti, ma correggendo l’importo nella colonna “importi a debito”.

Nel caso in cui l’errore venga notato dopo la scadenza del pagamento sarà necessario agire tramite ravvedimento operoso e verranno applicate una serie di sanzioni ridotte in base alla tempestività della rettifica dell’errore. Se invece l’errore non viene notato dal contribuente, ma dall’Agenzia delle Entrate e gli organi preposti al controllo si andrà in contro al pagamento di una vera e propria sanzione, senza possibili appelli e minorazioni.

calcolatrice per calcolo imu

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Come rettificare l’IMU?

Rettificare l’IMU, sia prima che dopo la scadenza del pagamento, richiede passi specifici per correggere l’errore e regolarizzare la propria posizione fiscale.

Quando si intende rettificare l’IMU prima della scadenza è possibile correggere l’errore in pochi passaggi. Capire come correggere un F24 errato nella categoria IMU è semplice: sarà necessario compilare un nuovo modello F24 con gli stessi dati anagrafici e di identificazione del precedente modello, ma inserendo nella colonna “importi a debito versati” l’importo corretto da versare.

Per regolarizzare in modo definitivo sarà necessario solo versare l’importo corretto entro la scadenza prevista. Anche se il pagamento viene suddiviso in più versamenti, l’importante è che l’importo totale sia versato entro la scadenza.

Nel caso in cui l’errore venga notato dopo la scadenza del pagamento, o se il contribuente ha dimenticato di pagare, sarà necessario utilizzare come soluzione il ravvedimento operoso. Questo strumento consente di correggere errori, omissioni o ritardi nel pagamento delle imposte, incluso l’IMU. L’importo dell’IMU non pagato, totale o parziale, dovrà essere saldato con l’aggiunta di una sanzione, calcolata in base al tempo trascorso dalla scadenza. Con il ravvedimento operoso le sanzioni sono ridotte rispetto a quelle che verrebbero applicate in caso di mancata autodenuncia.

Gli interessi del ravvedimento operoso sono calcolati al tasso legale vigente, applicati giornalmente dal giorno successivo alla scadenza fino al giorno del pagamento:

  • Entro 14 giorni: 0,1% per ogni giorno di ritardo
  • Dal 15° al 30° giorno: 1,5% fisso
  • Dal 31° al 90° giorno: 1,67% fisso
  • Oltre il 90° giorno fino a un anno: 3,75% fisso.

Anche in caso di ravvedimento operoso andrà ricompilato il modello F24, inserendo nella colonna “importi a debito versati” anche gli importi delle sanzioni e degli interessi calcolati. Per concludere il processo di rettifica andrà versato l’importo totale dovuto, comprensivo di tributo, sanzioni e interessi.

E se il commercialista sbaglia il calcolo dell’IMU?

È possibile che sia proprio il commercialista a commette un errore nel calcolo dell’IMU, in questo caso è importante correggere la situazione e minimizzare le conseguenze, che ricadranno sul contribuente, in modo tempestivo. Prima di tutto, è fondamentale identificare esattamente dove e come è stato commesso l’errore, verificando la documentazione fornita dal commercialista e confrontando gli importi pagati con quelli effettivamente dovuti.

Se la colpa dell’errore è effettivamente del commercialista, sarà necessario informare immediatamente il professionista dell’errore rilevato e chiedere una revisione del calcolo. Un buon commercialista dovrebbe analizzare l’errore, comprendere e spiegarne la causa e, infine, proporre una soluzione. La modalità di correzione dipenderà dal tipo di errore e dal momento in cui viene rilevato, seguendo le modalità per le rettifiche precedentemente indicate.

L’errore del commercialista potrebbe causare danni economici, ad esempio con sanzioni e interessi, se ciò accade è possibile richiedere un risarcimento. Sarà necessario raccogliere tutta la documentazione relativa all’errore, inclusi i calcoli originali, le comunicazioni con il commercialista e le prove dei pagamenti e inviare una lettera formale al commercialista richiedendo il risarcimento per i costi sostenuti a causa dell’errore.

Il commercialista potrebbe possedere un’assicurazione professionale che copre gli errori professionali. Questo tipo di polizza può coprire i costi derivanti dagli errori del professionista. Nel caso in cui il commercialista non accetti di risarcire il danno, è bene valutare la possibilità di ricorrere a una mediazione o, come ultima risorsa, intraprendere un’azione legale.

pagamento imu casa

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Se la banca sbaglia un F24?

Se fosse la banca a commettere un errore nel pagamento di un modello F24, la situazione che si presenta al contribuente deve essere risolta prontamente. Quest’ultimo deve verificare l’errore nell’F24 e nella ricevuta, poi contattare immediatamente la banca fornendo tutti i dettagli per richiedere l’annullamento della transazione se possibile, o una rettifica all’Agenzia delle Entrate se il pagamento è già avvenuto. Presentando una richiesta di rettifica all’Agenzia, e allegando la documentazione necessaria, è possibile segnalare l’errore tramite i servizi telematici. Non resta che controllare i termini per la rettifica e conservare tutta la documentazione.

Doppio pagamento IMU: cosa fare in questo caso?

Se viene effettuato un doppio pagamento dell’IMU, ma anche nel caso di un errore sul pagamento IMU in eccesso, è possibile chiedere il rimborso dell’importo versato in eccesso raccogliendo i modelli F24 utilizzati per il pagamento e le prove del doppio pagamento, quali ricevute di pagamento, estratti conto bancari, ecc. Con questi documenti presentare una domanda di rimborso indirizzata al Comune competente in cui viene descritto l’errore e la richiesta di rimborso dell’importo pagato due volte.

La domanda può essere presentata in modalità telematica, a mano, o tramite raccomandata con ricevuta di ritorno presso l’ufficio tributi del Comune competente. Il Comune esaminerà la richiesta e, se approvata, procederà al rimborso dell’importo versato in eccesso.

Cosa fare in caso di acconto IMU errato?

Un’altra variabile negli errori riguardanti l’IMU è il versamento di un acconto errato, si aprono così due scenari principali da considerare: pagamento insufficiente e pagamento eccessivo. Nel caso in cui il contribuente si renda conto di aver versato un importo inferiore rispetto a quello dovuto per l’acconto può rettificare il pagamento compilando un nuovo modello F24 e indicando nella colonna “importi a debito versati” l’importo integrativo da pagare. Infine, si effettua il pagamento della differenza entro la scadenza del saldo. Se la scadenza del saldo è già passata, si può utilizzare il ravvedimento operoso per regolarizzare la tua posizione.

Con un pagamento in eccesso dell’acconto è necessario chiedere il rimborso dell’importo versato in eccesso o compensarlo con il saldo. Procedendo con la compensazione con il saldo, si calcola l’importo del saldo dovuto, tenendo conto dell’eccedenza pagata in acconto. Diviene così necessario compilare un nuovo modello F24 per il saldo, considerando l’importo già versato in eccesso. In ogni caso rimane l’opzione di richiedere il rimborso dell’importo eccedente, seguendo la procedura indicata per il doppio pagamento.

Fonte: Idealista.it

Omi, compravendite residenziali giù del 7,2% nel I trim del 2024

Online la nota trimestrale dell’Agenzia delle Entrate da gennaio a marzo

Flessione del mercato residenziale nel I trimestre del 2024. Secondo la consueta nota trimestrale dell’Osservatorio Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, da gennaio a marzo il numero di case compravendute ha registrato una flessione del 7,2% su base nazionale rispetto all’analogo trimestre del 2024, attestandosi a 155mila transazioni, 12mila in meno rispetto allo scorso anno. A pesare soprattutto il calo del 14% di marzo 2024.

Secondo la Nota trimestrale dell’OMI la flessione delle compravendite di abitazioni riguarda tutte le aree territoriali, anche se in misura diversa. Nel Nord del Paese, infatti, il calo è più forte, anche perché è qui che si concentra circa la metà delle compravendite. In linea con la media nazionale la flessione al Centro (-7,7%), mentre rimane più contenuta nel Sud e nelle Isole (meno del 4%). Nei comuni minori la riduzione delle transazioni è risultata più accentuata (-8,2%) rispetto ai comuni capoluogo di Provincia (-6,2%).

La superficie media delle abitazioni compravendute nel primo trimestre 2024 è di circa 105 mq, un dato sostanzialmente stabile rispetto al 2023.

  1. Compravendite residenziali della prima casa
  2. Gli acquisti di case nuove vs case esistenti
  3. Le compravendite residenziali nelle grandi città
compravendite residenziali

Agenzia delle Entrate

 Compravendite residenziali della prima casa

Nel primo trimestre del 2024 è pari al 70% la quota di abitazioni compravendute con le agevolazioni “prima casa”, un aumento di quasi il 5% rispetto allo scorso anno. Nonostante la flessione dei tassi sui mutui, è minore del 40% la quota di transazioni avvenute grazie alla stipula di un mutuo. Il capitale che ha finanziato gli acquisti di abitazioni è pari a circa 7,2 miliardi di euro, 1,5 miliardi in meno del primo trimestre del 2023.

Gli acquisti di case nuove vs case esistenti

Diminuiscono di quasi il 23% le compravendite residenziali che riguardano le case di nuova costruzione, che scendono al 6,1% del totale, mentre la flessione è del 6% per le case già esistenti. 

Compravendite case nuove esistenti

Agenzia delle Entrate

Le compravendite residenziali nelle grandi città

Nelle grandi città italiane la flessione delle compravendite è lievemente superiore al dato nazionale. I cali maggiori si registrano a Milano e Torino, oltre il 10%. Più contenuto è invece il calo a Bologna e Napoli.

Roma è la città dove più persone hanno fatto ricorso a un mutuo per l’acquisto di una casa (quasi il 50%) e dove esiste la quota più elevata di acquisti con l’agevolazione prima casa. Mentre a Milano si registra la percentuale più elevata di acquisti di case di nuova costruzione

Compravendite nelle grandi città

Fonte: Idealista.it