Imposta di successione e donazioni, nuove regole dal governo

Il CDM ha approvato nuove regole in merito a donazioni e successioni

Il governo ha cambiato le regole in materia di imposte di successione e donazione. Nel decreto legislativo attuativo della riforma fiscale approvato dal Cdm, infatti, vengono introdotte norme volte alla razionalizzazione dell’imposta di registro,dell’imposta sulle successione e donazione, dell’imposta di bollo e della discipline dei trust, come annunciato dallo stesso viceministro all’Economia Maurizio Leo in conferenza stampa. Ma vediamo quali sono le novità del decreto e cosa cambia 

  1. Tassazione imposta di successione e donazione
  2. Imposta di successione e donazione, la disciplina del Trust
  3. Dichiarazione di successione precompilata
  4. Imposta di registro
  5. Imposta di bollo

Tassazione imposta di successione e donazione

Come specificato dal comunicato stampa pubblicato sul sito del governo e che illustra le novità del decreto legislativo, nel testo unico sulle successioni e donazioni vengono inserite le aliquote e le franchigie della relativa imposta. Ai fini della base imponibile,  in considerazione della più recente giurisprudenza, si esclude il “donatum” dalla perimetrazione del “relictum”, sia ai fini delle aliquote sia ai fini delle franchigie

. Inoltre, si elimina nel testo normativo il riferimento all’istituto dell’affiliazione e si chiarisce che ai fini dell’imposta sulle successioni e donazioni sono considerati parenti in linea retta anche gli affilianti e gli affiliati.

Imposta di successione e donazione, la disciplina del Trust

Per quanto riguarda i trust e le liberalità d’uso, si stabilisce che:

  • l’imposta sulle successioni e sulle donazioni viene estesa ai trasferimenti derivanti da trust;
  • l’imposta è esclusa esplicitamente per le liberalità d’uso;
  • le franchigie e le aliquote di imposta applicabili dipendono dal valore dei beni e dal rapporto di coniugio o di parentela tra disponente e beneficiario all’atto del trasferimento;
  • il versamento dell’imposta avviene in autoliquidazione da parte del beneficiario al momento del trasferimento e previa denuncia dello stesso o, in via anticipata e definitiva, da parte del disponente o del trustee al momento del conferimento dei beni o dell’apertura della successione. L’imposta è pagata a titolo definitivo e non è restituita.

Dichiarazione di successione precompilata

Arriva la dichairazione di succssione precompilata. Si prevede una semplificazione delle informazioni e della documentazione da allegare e l’obbligo dell’invio telematico entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, con eccezione per i residenti all’estero.

Inoltre, per la liquidazione dell’imposta, si supera il sistema vigente introducendo, in sede di dichiarazione, il principio di autoliquidazione analogamente a quanto già previsto per altre imposte (ipotecarie, catastali, imposta di bollo e tasse ipotecarie), con previsione del successivo controlla di regolarità ed eventuale notifica al contribuente di un avviso di liquidazione nel termine di decadenza di due anni, qualora emergesse una maggiore imposta principale. Le sanzioni saranno ridotte a un terzo se il contribuente pagherà le somme dovute entro il termine per la proposizione del ricorso.

Imposta di registro

Si interviene per implementare le procedure di gestione telematica degli adempimenti. Inoltre, si prevedono interventi di razionalizzazione, quali:

  • per gli atti di trasferimento di azienda o rami di azienda, l’applicazione di diverse aliquote per il trasferimento delle diverse tipologie di beni (mobili e immobili) che compongono il patrimonio aziendale, a condizione che l’atto o i suoi allegati riportino una ripartizione del corrispettivo tra le diverse tipologie di beni. In assenza di tale ripartizione si applica l’aliquota unica più elevata;
  • nelle divisioni ereditarie, al fine di stabilire la massa comune, si tiene conto anche del valore dei beni donati in vita dal defunto ai soggetti tenuti alla collazione (eredi legittimi), ma tali beni non sono soggetti all’imposta di registro in sede di divisione;
  • per i provvedimenti di condanna dell’autorità giudiziaria, compresi i decreti ingiuntivi, l’Agenzia delle entrate procede alla preventiva escussione nei confronti della parte condannata al pagamento delle spese o del debitore nei cui confronti il decreto ingiuntivo è divenuto esecutivo. Con riferimento agli atti giudiziari di condanna al pagamento di somme di denaro, si prevede che l’Agenzia, dopo aver registrato il provvedimento, a prescindere dal pagamento dell’imposta, provveda direttamente alla riscossione dell’imposta di registro;
  • i contratti che trasferiscono diritti edificatori comunque denominati vengono ricondotti alla categoria di quelli aventi per oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale non altrove indicati, per i quali si applicano l’imposta di registro con aliquota del 3 per cento e le imposte ipotecarie e catastali in misura fissa pari a 200 euro;
  • per i contratti preliminari si passa dalle aliquote differenziate a un’aliquota unica dello 0,5% sia in caso di caparre confirmatorie che di acconti, non superiore all’imposta di registro che sarebbe dovuta per il contratto definitivo.

In merito alla liquidazione dell’imposta di registro, si prevede l’autoliquidazione per tutti gli atti prodotti per la registrazione e la liquidazione da parte dell’ufficio per gli atti giudiziari e per quelli per i quali è prevista la registrazione a debito. Anche per tale imposta è previsto un successivo controllo formale e, allorché dai controlli emerga una maggiore imposta principale, l’Ufficio notifica al contribuente un avviso di liquidazione, con sanzioni ridotte a un terzo se il contribuente paga le somme dovute entro il termine per la proposizione del ricorso. Resta fermo il potere di rettifica del valore dichiarato e di liquidazione d’ufficio dell’imposta complementare.

Imposta di bollo

Nel nuovo decreto legislativo, introduce una modalità semplificata di pagamento dell’imposta di bollo, con il versamento mediante modello F24 nel termine previsto per la registrazione dell’atto. Resta ferma la possibilità, per i documenti analogici presentati per la registrazione in originale all’ufficio dell’Agenzia delle entrate, di continuare ad assolvere l’imposta di bollo mediante contrassegno telematico. Si dispone l’accorpamento dell’imposta di bollo con i diritti riscossi dagli uffici consolari e si prevede che gli atti adottati o ricevuti dagli uffici diplomatici e consolari non sono assoggettati ad imposta di bollo.

Fonte: Idealista.it

Affitti in aumento del 5,3% nel I trim 2024; +13,9% in un anno. Scopri i canoni nella tua città

I costi degli affitti in Italia hanno mostrato una nuova crescita del 5,3% nel corso del primo trimestre del 2024, secondo l’ultimo report pubblicato da idealista, il portale immobiliare leader per sviluppo tecnologico in Italia. Questo incremento ha portato il prezzo medio al metro quadrato a 13,2 euro mensili. Inoltre, si è registrato un notevole aumento del 13,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Secondo Vincenzo De Tommaso, Responsabile dell’Ufficio Studi di idealista: “il trend di crescita dei prezzi delle case in affitto ha continuato a mostrare un notevole slancio nel primo trimestre di quest’anno, soprattutto nei mercati chiave del centro-sud.  Questo è attribuibile ad una domanda locativa particolarmente vivace, alimentata dalla crescente difficoltà nell’acquistare una casa, considerando ancora elevati i tassi di interesse e i prezzi delle abitazioni. Infatti, nonostante l’ aumento dell’offerta di case in affitto, la domanda continua a superare l’offerta nel corso del 2024. Tuttavia, si stanno manifestando segnali iniziali di un riallineamento tra domanda, offerta e prezzi in alcune delle città di punta di questo mercato, come Milano e Torino. Questo suggerisce una natura diversificata e fluida del mercato degli affitti in tutto il Paese e potrebbe anticipare una minore tensione sui prezzi nella seconda metà dell’anno in corso”.

Capoluoghi
Nei centri urbani, si osserva una netta prevalenza di mercati in ascesa, trainati dagli aumenti registrati a Treviso (11%), Roma (8,8%), Bergamo (7,9%), Palermo (7,5%) e Napoli (7,3%). Le variazioni positive vanno dal 7% di Salerno fino allo 0,1% di Cosenza coinvolgendo 59 degli 86 capoluoghi monitorati. Solo Cremona e Cesena mantengono prezzi stabili rispetto a tre mesi fa. Al contrario, si registra un calo in 27 capoluoghi, con i tassi di decremento più accentuati ad Agrigento (-8,2%), Sassari (-7,9%) e Avellino (-5,3%).

Tra i principali mercati urbani italiani, oltre alle già menzionate performance in forte rialzo di Roma e Napoli, si registrano incrementi significativi anche a Torino (4,6%) e Bologna (3,4%), mentre Milano (1,7%) e Firenze (1,6%) segnano rimbalzi più contenuti se si prende come riferimento l’incremento medio dei canoni (5,3%) registrato a livello generale.

Milano si conferma come la città con gli affitti più costosi, con un prezzo medio di 23,3 euro al metro quadrato, seguita da Firenze (20,7 euro/m²), Bologna (17,2 euro/m²) e Venezia (17 euro/m²). Nella top 10 della classifica dei canoni di affitto figurano anche Roma (16,1 euro/m²) e Napoli (14,7 euro/m²), rispettivamente settima e ottava nella graduatoria dei prezzi delle locazioni. Per quanto riguarda le città più convenienti, Caltanissetta si distingue con un costo medio di 4,9 euro al metro quadrato, seguita da Vibo Valentia (5 euro/m²) e Reggio Calabria (5,4 euro/m²).

Province
Anche nei mercati provinciali si evidenzia una chiara tendenza al rialzo, con 49 aree che registrano un aumento rispetto alle 19 in diminuzione riscontrate durante i mesi invernali. Inoltre, si osservano forti oscillazioni dei prezzi, come evidenziato dalle variazioni a doppia cifra di Livorno (44,3%), Isernia (12,1%), Catanzaro (11,1%), Padova (10,7%) e Lucca (10,6%). Tuttavia, si segnalano anche cali altrettanto significativi nelle province di Fermo (-27,1%) e Crotone (-13,3%).

Per quanto riguarda i prezzi, Lucca diventa la provincia con le richieste più alte da parte dei proprietari di immobili da locare, con un prezzo medio di 29,8 euro al metro quadrato, seguita da Belluno (27,5 euro/m²) e Milano (22,1 euro/m²). D’altra parte, le zone provinciali più convenienti per gli affittuari includono Enna (5 euro/m²), Caltanissetta (5,1 euro/m²) e Avellino (5,5 euro/m²).

Regioni
Nel corso del trimestre, si osserva un trend al rialzo che coinvolge 15 regioni italiane, trainate dagli incrementi significativi registrati nel Lazio (8,9%), nel Molise (7,7%), nel Veneto (7,2%) e nell’Emilia-Romagna (7%). Queste variazioni superano la media degli aumenti generali del trimestre, che è stata del 5,3% in Italia. Inoltre, si registrano aumenti superiori alla media anche in Campania (6,7%), Friuli-Venezia Giulia (6,4%) e Toscana (5,7%).

Al contrario, nel medesimo periodo, si evidenziano cali nelle regioni della Basilicata (-3,4%), delle Marche (-1,8%), del Trentino-Alto Adige (-0,8%) e del Piemonte (-0,4%). L’Umbria, invece, mantiene stabili i prezzi rispetto ai tre mesi precedenti.

La Valle d’Aosta emerge come la regione con i canoni di affitto più elevati in Italia, con una media di 20 euro al metro quadrato, seguita dalla Lombardia (18,5 euro/m²) e dalla Toscana (17,2 euro/m²). Anche l’Emilia-Romagna (14,2 euro/m²) e il Trentino-Alto Adige (13,9 euro/m²) superano la media nazionale di 13,2 euro al metro quadrato. Il Lazio (13,2 euro/m²) si mantiene in linea con la media nazionale. Tutte le altre regioni presentano valori compresi tra i 12 euro mensili della Liguria e i 6,6 euro del Molise, che si conferma come l’area più economica per gli affitti immobiliari in Italia.

L’indice dei prezzi degli immobili idealista

Per la realizzazione dell’indice dei prezzi degli immobili di idealista vengono analizzati i prezzi di offerta basati sui metri quadri costruiti (a corpo) pubblicati dagli inserzionisti della piattaforma. Le inserzioni atipiche e le inserzioni con prezzi fuori mercato vengono eliminate dalle statistiche. Includiamo la tipologia di case unifamiliari (ville) e scartiamo immobili di qualsiasi tipologia che non hanno ottenuto interazioni da parte degli utenti per molto tempo. I dati finali vengono generati utilizzando la mediana di tutte le inserzioni valide in ciascun mercato.

Fonte: Idealista.it

Aumenta il valore di casa tua con cinque semplici interventi

Rinnovare una casa può arrivare ad far rivalutare il suo prezzo di almeno il 20%. Ma quali sono i migliori interventi che si possono fare in casa per accrescerne il valore e venderla meglio? Dalla pittura dei muri al cambio dei pavimenti, dal rinnovo dei mobili al miglioramento dell’impianto elettrico, praticamente qualsiasi intervento è utile a migliorare il valore della casa. In questo articolo ti proponiamo cinque opzioni interessanti e ti forniamo un’idea dei costi approssimativi.

  1. Scegliere gli open space può aumentare il prezzo di vendita fino al 30%
  2. Rinnovare la cucina (anche parzialmente) aumenterà il prezzo del 6-7%
  3. Cambiare le finestre è uno degli investimenti migliori
  4. Rinnova il bagno e aumenta il valore della tua casa del 5%
  5. Aggiungi una colonnina di ricarica elettrica e aumenta il valore della tua casa di 5.000 euro

Scegliere gli open space può aumentare il prezzo di vendita fino al 30%

cucina aperta

Cocina abierta reformada de un pisoCC BY-NC-ND 4.0 DEED

Aprire gli spazi in modo che sembrino più ampi, ariosi e luminosi è fondamentale se vuoi aumentare il valore di un appartamento; ancora di più se non ha molti metri quadrati. Abbattere una parete per ottenere una zona giorno aperta (con il rifacimento del pavimento incluso) può costare circa 3.500€, ma in combinazione con altre migliorie farà crescere il prezzo della tua casa fino al 30% a seconda della città.

Rinnovare la cucina (anche parzialmente) aumenterà il prezzo del 6-7%

La ristrutturazione completa di una cucina di dimensioni medie può costare circa 10.000-12.000€, ma probabilmente è l’investimento più redditizio (e certamente il più comune) perché oltre a lasciarla come nuova ne aumenterà la superficie utile. Inoltre, avere una cucina e una sala da pranzo open space è di moda e risulta attraente per potenziali acquirenti. Se non vuoi fare una trasformazione completa, puoi, come accennato in precedenza, abbattere qualche parete (che ti costerà circa 3.500€), rinnovare le porte degli armadi o installare un nuovo piano cottura (uno lungo due metri può costare 800-1.000€).

Cambiare le finestre è uno degli investimenti migliori

In un appartamento di circa 90 m2 e tre camere da letto, il costo del cambio finestre si aggira intorno ai 10.000€, anche se ci sono aiuti governativi che ridurranno il prezzo. È vero che l’investimento non è economico, ma nel medio termine può essere ammortizzato semplicemente con il risparmio energetico che comporterà (oltre al fatto che una casa con finestre nuove ed efficienti si vende molto meglio). Se puoi, opta per un tipo di telaio sottile perché è più estetico e lascia entrare più luce naturale, cosa che piace sempre molto ai potenziali acquirenti.

Bagno

Wikimedia commons

Rinnova il bagno e aumenta il valore della tua casa del 5%

Anche rinnovare un bagno di circa 6 m2 può costare circa 8.000-9.000€, ma il prezzo della casa aumenterà almeno del 5%. Se il budget a tua disposizione non è sufficiente per una ristrutturazione completa del bagno, opta per un miglioramento cambiando la vasca con un piatto doccia (circa 1.700€) o installando nuovi rubinetti o un mobile lavabo nuovo, che aumenterà anche il prezzo di vendita.

Aggiungi una colonnina di ricarica elettrica e aumenta il valore della tua casa di 5.000 euro

colonnina

Pexels

Anche il prezzo medio di una colonnina di ricarica (installazione inclusa) può aggirarsi intorno ai 1.500-2.000€ (e può avvalersi del bonus colonnine 2024). Una stazione di ricarica domestica è un’idea che risulta attraente per molti acquirenti per motivi a volte un po’ intangibili, come ad esempio far percepire la casa come più moderna o rispettosa dell’ambiente. La scelta più conveniente è installare un Wallbox, che è più sicuro e potente per ricaricare un veicolo rispetto a un caricabatterie normale. In paesi come il Regno Unito, dove l’uso dell’auto elettrica è molto diffuso, secondo la National Association of Property Buyers aggiungere un punto di ricarica per un’auto elettrica può aumentare il valore di una casa fino a 6.000€.

Fonte: Idealista.it

Salvini e il condono edilizio: le ultime notizie sul Piano Casa 2025

Matteo Salvini torna alla carica sul condono edilizio (già paventato a settembre 2023), con lo scopo non solo di dare la possibilità ai cittadini di regolarizzare le situazioni che non seguono la norma, ma anche finanziare la prossima legge di Bilancio. Questa opportunità è particolarmente interessante in quanto la sanatoria sarebbe indirizzata proprio a sanare le centinaia di piccole irregolarità architettoniche, edilizie e urbanistiche che si sono accumulate nel nostro Paese. Oltre a reperire nuovi fondi da far confluire nelle casse dello Stato, l’obiettivo è anche quello di sbloccare la situazione di milioni di immobili che potrebbero essere immessi nel mercato italiano.

  1. Quando esce il nuovo condono edilizio?
  2. Che cosa è un condono edilizio?
  3. I casi precedenti di condono edilizio

Quando esce il nuovo condono edilizio?

Matteo Salvini, oggi ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha parlato a più riprese della sua proposta di condono edilizio che rientrerebbe nel cosiddetto Piano Casa per il 2025. La data non è ancora certa, ma intanto il Ministero ha fatto sapere di essere al lavoro per un pacchetto di norme per intervenire sulla casa, in risposta alle richiesta pervenute dalle Amministrazioni territoriali, dalle associazioni e dagli enti del settore edilizio.

Il leader della Lega propone un piano per rivitalizzare il mercato immobiliare, concentrando gli sforzi sulla liberazione di immobili attualmente inutilizzati a causa di lievi irregolarità burocratiche o costruttive. L’obiettivo è incrementare l’offerta di case e appartamenti disponibili, soprattutto nelle aree metropolitane dove la discrepanza tra domanda e offerta ha portato a prezzi proibitivi. 

Si tratta quindi di una proposta che riguarda un condono edilizio di dimensioni limitate, mirato a rilanciare il mercato immobiliare. Questa misura permetterebbe di regolarizzare abitazioni con irregolarità minori, facilitando la vendita e l’affitto di milioni di immobili in Italia.

La proposta di condono edilizio avanzata da Matteo Salvini mira a indirizzare specificamente le difformità di natura formale e sostanziale nel contesto edilizio. Queste includono: 

  • difformità di natura formale, legate alle incertezze interpretative della disciplina vigente;
  •  difformità edilizie “interne”, riguardanti singole unità immobiliari, a cui i proprietari hanno apportato lievi modifiche;
  • cambi di destinazione d’uso degli immobili tra categorie omogenee;
  • difformità che potevano essere sanate all’epoca di realizzazione dell’intervento, ma non sanabili oggi a causa della disciplina della “doppia conformità” che non consente di conseguire il permesso o la segnalazione in sanatoria per moltissimi interventi, risalenti nel tempo.

Salvini intende quindi offrire una soluzione per quelle situazioni edilizie che, pur presentando irregolarità minori, si trovano in una condizione di stallo legale a causa dell’evoluzione normativa e interpretativa.

L’idea è che, sanando queste piccole irregolarità, si potrebbe aumentare l’offerta di case sul mercato, inducendo una riduzione dei prezzi di vendita e affitto, a vantaggio di coloro che sono alle prese con alti tassi sui mutui. Sebbene il leader della Lega avesse già discusso di iniziative simili in precedenza, la parola “condono” non era stata esplicitamente usata, probabilmente per evitare le critiche delle opposizioni. 

condono edilizio salvini

canva.com

Che cosa è un condono edilizio?

Il condono edilizio è una misura legale adottata dallo Stato che consente la regolarizzazione di opere edilizie realizzate senza il rispetto delle norme urbanistiche vigenti al momento della costruzione. 

Attraverso il condono, viene offerta l’opportunità ai proprietari di immobili irregolari di evitare sanzioni più severe, tra cui: 

  • sanzioni amministrative: le autorità locali possono imporre multe pecuniarie ai proprietari degli immobili per le costruzioni realizzate senza i necessari permessi. L’importo della multa dipende dalla gravità dell’infrazione e dall’entità della deviazione dalla normativa urbanistica; 
  • ordine di demolizione: in casi di gravi violazioni, le autorità possono emettere un ordine di demolizione dell’opera abusiva. Questo comporta la distruzione totale o parziale dell’edificio o della struttura realizzata in violazione delle leggi edilizie; 
  • sanzioni penali: soprattutto quando l’abusivismo edilizio comporta rischi per la sicurezza pubblica o violazioni significative, possono essere avviate azioni penali contro i responsabili, che possono portare a condanne che includono la reclusione; 
  • blocco di vendita o ipoteca: gli immobili abusivi possono essere sottoposti a vincoli che ne impediscono la vendita o l’ipoteca, limitando significativamente le possibilità di trasferimento di proprietà o di utilizzo dell’immobile come garanzia per ottenere finanziamenti. 

Il condono ha lo scopo di integrare nel tessuto urbano costruzioni altrimenti illegali, cercando di risolvere problemi legati alla sicurezza, alla pianificazione territoriale e alla fiscalità.

In Italia, il condono edilizio è stato applicato in diverse occasioni nel corso degli anni, generando dibattiti riguardanti l’efficacia della politica urbanistica e la gestione del territorio, nonché le implicazioni etiche legate alla regolarizzazione di attività illegali.

condono edilizio salvini

canva.com

I casi precedenti di condono edilizio

La proposta avanzata da Matteo Salvini sul condono edilizio non è una novità. In Italia, i condoni edilizi sono stati strumenti frequentemente utilizzati per sanare violazioni urbanistiche e edilizie. Negli ultimi decenni, si sono susseguiti diversi provvedimenti di condono che hanno interessato milioni di immobili su tutto il territorio nazionale.

  • Condono edilizio del 1985: con la legge n. 47 del 28 febbraio 1985, l’Italia ha introdotto un importante condono che ha permesso la regolarizzazione di molte costruzioni abusive realizzate prima del marzo 1985. Questa legge ha avuto un impatto significativo, soprattutto nelle regioni meridionali e nelle aree costiere, dove l’abusivismo edilizio era più diffuso.
  • Condono edilizio del 1994: la legge n. 724 del 23 dicembre 1994 ha introdotto un ulteriore condono per le costruzioni abusive realizzate fino al settembre 1994. Questa misura è stata attuata per affrontare il persistente problema dell’abusivismo edilizio e ha riguardato un numero elevato di immobili.
  • Condono edilizio del 2003: con la legge n. 326 del 24 novembre 2003, il governo italiano ha varato un altro condono edilizio, che ha consentito la sanatoria di opere edificate irregolarmente fino al 31 marzo 2003. Questo condono ha incluso non solo violazioni relative alla costruzione di nuovi edifici ma anche modifiche non autorizzate su edifici esistenti.

Sebbene il condono edilizio offra una soluzione temporanea per regolarizzare gli abusi, il suo impiego solleva questioni etiche e pratiche riguardo alla gestione del territorio e alla prevenzione dell’abusivismo edilizio.

Fonte: Idealista.it

Incremento dello 0,6% dei prezzi delle case nel I trim 2024. Scopri i valori nella tua città

Il prezzo medio delle abitazioni in Italia è di 1.850 euro/m2

Secondo gli ultimi dati dell’Ufficio Studi di idealista, il portale immobiliare leader per lo sviluppo tecnologico in Italia, i prezzi delle case esistenti nel nostro Paese sono aumentati dello 0,6% rispetto al trimestre precedente. Questo incremento ha portato il valore medio nazionale delle abitazioni a 1.850 euro al metro quadro, con una crescita del 2% rispetto all’anno precedente.

Secondo Vincenzo De Tommaso, Responsabile dell’Ufficio Studi di idealista, “nonostante ci sia stato un calo nei volumi delle compravendite nel settore residenziale, con un tasso di variazione annuo registrato del -9,7%, i prezzi delle case sono aumentati. Questo aumento può essere spiegato dalla diminuzione continua del numero di case disponibili sul mercato. Questo squilibrio tra domanda e offerta ha compensato fattori come i tassi di interesse più alti. Ciò aiuta a comprendere perché i valori immobiliari in Italia rimangono rigidi, non aumentando in linea con l’inflazione, ma allo stesso tempo non diminuendo come ci si aspetterebbe in un mercato in cui i mutui sono meno accessibili”.

Capoluoghi

Il rapporto mostra che i prezzi stanno aumentando su base trimestrale in 67 dei 106 mercati.
Anche i grandi capoluoghi italiani registrano un andamento tendenzialmente positivo, come evidenziato dalle performance di Napoli (2,6%), Torino (0,7%) e Roma (0,1%), mentre Milano è rimasta stabile dopo i mesi invernali.

 Tra gli altri principali mercati Belluno e Vercelli spiccano al top degli incrementi trimestrali, rispettivamente con l’8,4% e il 5,4%, seguite da Trieste ed Aosta (entrambe 4,6%). Sul lato opposto, i maggiori indici di ribasso dei mesi invernali spettano a Cuneo (-7,8 %), Oristano (-5,7%) e Macerata (-5,1%).

Milano (4.988 euro/m2) resta in cima alla classifica dei prezzi davanti a Bolzano (4.477 euro/m2), Venezia (4.466 euro/m2) e Firenze (4.006 euro/m2). Nel ranking delle città più care Bologna (3.452 euro/m2) occupa il quinto posto, davanti a Roma (3.021 euro/m2); Napoli (2.823 euro/m2)   è nona nella graduatoria dei prezzi al metro quadro delle abitazioni. Da questo trimestre Caltanissetta (732 euro/m2) diventa la città più economica dove acquistare casa, seguita da Biella (750 euro/m2) e Ragusa (750 euro/m2).

Regioni

Solo due regioni segnano dei cali questo trimestre: Molise (-0,7%) e Friuli-Venezia Giulia (-0,1%).
Puglia e Calabria registrano prezzi invariati rispetto al periodo autunnale, mentre aumenti si segnalano in tutte le altre macroaree, trainate dai rialzi di Valle d’Aosta (4,1%), Veneto (2,9%) e Trentino-Alto Adige (2,5%). Altre 7 regioni segnano incrementi sopra la media dello 0,6% dei mesi invernali. Sono: Marche (1,5%), Campania (1,2%), Sicilia (0,9%), Emilia-Romagna (0,8%), Basilicata (0,8%), Sardegna e Lombardia (entrambe 0,7%).

Il Trentino-Alto Adige (3.101 euro/m2) è la regione italiana con i prezzi più elevati, seguita da Valle d’Aosta (2.705 euro/m2), Liguria (2.499 euro/m2) e Toscana (2.335 euro/m2). Anche Lombardia (2.188 euro/m2) e Lazio (2.132 euro/m2) fanno rilevare valori superiori alla media di 1.850 euro/m2 a livello nazionale. Si collocano sotto questa soglia 14 regioni, con prezzi compresi tra i 1.849 euro dell’Emilia-Romagna e gli 893 euro del Molise, la regione più economica dove comprare casa.

Province

Variazioni positive hanno riguardato 68 mercati provinciali su 107, con i maggiori rialzi a Belluno (7,8%), Aosta (4,1%) e Trento (3,9%). Di contro, gli indici di ribasso più marcati spettano alla provincia di Oristano (-4,2%), seguita da Rieti, Rimini e Terni (tutte -1,9%).

Bolzano (4.461 euro/m2) guida nettamente il ranking provinciale dei prezzi al metro quadro davanti a Milano (3.430 euro/m2), Lucca (3.111 euro/m2) e Savona (3.066 euro/m2). All’opposto della graduatoria troviamo Biella (632 euro/m2), Isernia (666 euro/m2) e Caltanissetta (673 euro/m2).

L’indice dei valori immobiliari di idealista

A partire dal rapporto relativo al secondo trimestre del 2022, abbiamo aggiornato la metodologia di calcolo per la determinazione del prezzo delle abitazioni rimuovendo gli annunci di aste dal campione storico di idealista (da gennaio 2012 ad oggi).  

Tale approccio permette di minimizzare le distorsioni statistiche derivanti dai prezzi di questi annunci, che non rispecchiano l’effettiva richiesta del proprietario, ma il prezzo di base d’asta (prezzo inferiore al suo valore), e garantisce la massima accuratezza del nostro report.

Dal 2021 abbiamo osservato una presenza crescente di annunci di aste sul portale, soprattutto nelle aree urbane, da qui la scelta di intervenire per rimuovere gli annunci prima di procedere al calcolo per minimizzare le distorsioni del campione e far sì che le serie di prezzi generate siano più stabili e rappresentino al meglio i prezzi di offerta.

Nel 2019 idealista aveva introdotto una nuova metodologia di calcolo tesa a rendere la nostra analisi dell’evoluzione dei prezzi, specialmente in aree di piccole dimensioni, ancora più robusta che in passato. Per evitare salti nella nostra serie, i dati dal 2007 erano stati ricalcolati con la nuova metodologia.

Su raccomandazione del team statistico di idealista/data, divisione specializzata nella gestione di grandi volumi di informazioni e nel data modeling, avevamo aggiornato la formula per indicare il prezzo medio con maggiore certezza: oltre a eliminare gli annunci atipici e con i prezzi fuori mercato, si calcola il valore mediano invece del valore medio. Con questo cambiamento, oltre ad affinare ulteriormente il nostro indice rendendolo più rispondente alla realtà del mercato, omologhiamo la nostra metodologia a quelle applicate in altri Paesi per ottenere dati immobiliari.

Tra le tipologie immobiliari che compongono il campione da analizzare, vengono incluse le case unifamiliari (viletta o chalet), mentre sono esclusi gli immobili, di qualsiasi tipo, che sono rimaste nel nostro database senza ottenere interazioni utente per molto tempo. Inoltre, a partire da questo mese sono state scartate anche le aste. Il rapporto è sempre basato sui prezzi di offerta pubblicati dagli inserzionisti di idealista.

Fonte: Idealista.it

Quante case si affittano in Italia? I dati dell’OMI

Secondo i dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, nel IV trimestre del 2023 sono state locate 241.784 abitazioni, in calo rispetto al III trimestre del 2022, del 4,6% . Di queste il 68% riguarda residenze ubicate in comuni ad alta tensione abitativa dove la flessione, del 5,3%, risulta lievemente superiore a quella complessiva. Il canone annuale riferito alle abitazioni con locazione registrata nel IV trimestre 2023 ammonta ad oltre 1,6 miliardi di euro in aumento dello 0,9%.

Dal 2016, il numero di abitazioni locate ha evidenziato una crescita nel periodo precedente l’evento pandemico del 2020 più accentuato nel biennio 2018 e 2019. Alla forte contrazione del 2020 è seguito un recupero nel 2021 e una fase di lieve calo e stabilità nel 2022. Nel 2023, dopo un primo rialzo osservato ad inizio anno, il numero di abitazioni locate torna a scendere nei trimestri successivi.

Con riferimento alla tendenza, si evidenzia un’evoluzione piuttosto simile tra i diversi segmenti caratterizzata essenzialmente da una fase che precede e una successiva alla pandemia. Ciascun segmento mostra, però, talune peculiarità che possono ricondursi ad un trend di stabilità e calo per le locazioni con contratti ordinari di lungo periodo (ORD_L), una tendenza alla crescita, seppur moderata, per i segmenti dell’ordinario transitorio (ORD_T). Il mercato delle locazioni per studenti esibisce una crescita molto accentuata che, se si fa eccezione per l’anno 2020, caratterizza tutto il periodo.

Le locazioni di lungo periodo

Le abitazioni locate nel segmento ordinario di lungo periodo nel IV trimestre del 2023 sono state circa 109 mila in diminuzione del 7,6%, rispetto al IV trimestre del 2022. Nei comuni ad alta tensione abitativa., che per questo segmento rappresentano il 56% del totale delle abitazioni locate, il calo è più elevato di circa un punto percentuale.

Il totale dei canoni annuali per le abitazioni del segmento locate nel IV trimestre 2023 ammonta a circa 741 milioni di euro in diminuzione dello 0,7%, mentre nei comuni ad alta tensione il dato è rimasto quasi stabile (-0,2%) rispetto a una quota che rappresenta circa il 67% del canone complessivo di questo segmento.

Le locazioni annue

Agenzie delle Entrate

Le locazioni transitorie

Nel segmento ordinario transitorio nel IV trimestre del 2023 rispetto all’omologo trimestre del 2022, si registra una sostanziale stabilità in termini unità locate (-0,1%) a fronte di una significativa crescita dei valori monetari (+6,7%)

Il totale dei canoni annuali ammonta a circa 345 milioni di euro. Più del 60% degli alloggi locati nel segmento è ubicato in comuni ad alta tensione abitativa dove i rialzi del numero di residenze concesse in locazione e del canone annuo esibiscono un rialzo essenzialmente in linea con quello osservato per il complesso dei comuni

le locazioni transitorie

Fonte: Idealista.it

Come arredare la casa nel 2024: le tendenze di cui tenere conto

Al giorno d’oggi si sono fatte strada le forme arrotondate, i materiali naturali, le sedute ampie e i mobili multifunzionali. Il motivo va ricercato nel desiderio di spazi più piacevoli e dall’estetica naturale, che rispondano a un maggiore interesse per tutto ciò che ha a che fare con la sostenibilità, il riciclo e la connessione tra gli spazi interni ed esterni della casa.

Dimentica i mobili dalle linee rette e scegli forme rotonde e organiche

Come arredare la casa

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Forme e motivi organici sono diventati una tendenza dominante quando si tratta diarredamento per la casa, riflettendo un crescente interesse per i design ispirati alla natura. Ora che il mondo sembra essere un posto tutt’altro che tranquillo, la casa rappresenta uno spazio di rifugio, accogliente, dove sentirsi a proprio agio e rilassarsi in compagnia della famiglia e degli amici. Questo concetto trasferito ai mobili cosa significa? L’addio alle linee rette, che non sono più popolari perché danno una sensazione fredda e minimalista poco attraente.

Dunque tra le tendenze arredo 2024 vedremo forme sempre più organiche. Più che di una novità si tratta di un ritorno massiccio, che si traduce in grandi divani dalle linee morbide, tavolini dalle linee arrotondate e materiali naturali che consentano una connessione tra interno ed esterno. Tutto con l’obiettivo di creare ambienti dall’estetica morbida che trasmettano tranquillità.

Sedute ampie e divani con schienale basso

Come arredare la casa

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Questa tendenza, che si osserva da due o tre anni, è inarrestabile. Quando si parla di divani, forse l’arredo più importante della casa, dominano sedute ampie e morbide. Lo schienale è inoltre basso per non interrompere la connessione negli spazi open concept come quelli che dominano il design delle case contemporanee. Via libera anche ai divani componibili, che aiutano a riconfigurare lo spazio e adattarlo alle proprie esigenze.

Scegli mobili multifunzionali

Strettamente correlato all’idea precedente è il crescente interesse per mobili multifunzionali che si adattano alle case dove non ci sono troppi metri quadrati e forniscono una nota più personalizzata allo spazio oltre a consentire una certa flessibilità. Il concetto di multifunzionalità è importante ora che le case stanno diventando più piccole, ma anche che il modo in cui le viviamo è diverso. Sicuramente avrete familiarità con parole come coliving o cohousing, è sempre più comune che persone con orari ed esigenze diverse convivano nello stesso appartamento, poi c’è lo smart working che è destinato a restare. Per tutte queste ragioni, i mobili multifunzionali sono un vero e proprio trend che non può passare inosservato.

Tenete a mente queste tre parole chiave: riciclo, sostenibilità e biofilia

La realtà virtuale, l’intelligenza artificiale, la tecnologia e i materiali sintetici sono solo alcuni esempi del fatto che anche il mondo in cui viviamo necessita di una dimensione più connessa a ciò che ci circonda; più umano, tattile e naturale. Abbiamo già accennato al fatto che l’interesse per le forme organiche ha a che fare con il desiderio di riconnettersi con l’ambiente. Proprio per questo, parole come riciclo, sostenibilità e biofilia vengono trasferite ai mobili come modo per procurarci benessere. Così trionfano i mobili in legno riciclato, l’interesse per i pezzi vintage è alle stelle e sono di tendenza i pavimenti in legno di recupero, ma anche i motivi botanici e i colori naturali nelle imbottiture dei divani e nei cuscini.

Fonte: Idealista.it

Bonus mobili, quali sono i documenti da conservare

Se si vuole usufruire del bonus mobili e si hanno tutti i requisiti, quali sono i documenti da conservare? I chiarimenti arrivano dal Fisco. Si ricorda che l’agevolazione fiscale consiste in una detrazione Irpef del 50%, entro un limite di spesa di 5.000, che deve essere ripartita in dieci quote annuali di pari importo. Il beneficio spetta a chi acquista entro il 31 dicembre 2024 mobili ed elettrodomestici destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione.

Fisco Oggi, la rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate, è stato domandato: “Posso richiedere il bonus mobili se ho come documento di spesa solo uno scontrino fiscale e non la fattura di acquisto dei mobili?”.

Nel fornire la sua risposta, il Fisco ha spiegato che, “nei casi in cui la normativa fiscale prevede la possibilità di usufruire del bonus mobili ed elettrodomestici (articolo 16, comma 2, del decreto legge n. 63/2013), per poter richiedere la detrazione occorre conservare i documenti che attestano il pagamento dei beni (ricevute dei bonifici, ricevute di avvenuta transazione per i pagamenti mediante carte di credito o di debito, documentazione di addebito sul conto corrente) e le fatture di acquisto che specificano natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi acquisiti”.

Quando si parla di bonus mobili, dunque, i documenti da conservare sono quelli che attestano il pagamento dei beni – quindi ricevute dei bonificiricevute di avvenuta transazione per i pagamenti mediante carte di credito o di debitodocumentazione di addebito sul conto corrente – e le fatture di acquisto che specificano natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi acquisiti.

Il Fisco ha poi precisato che “ai fini della detrazione lo scontrino è equivalente alla fattura solo se riporta il codice fiscale dell’acquirente e l’indicazione della natura, qualità e quantità dei beni acquistati. Se lo scontrino non indica il codice fiscale dell’acquirente, la detrazione può essere consentita solo se, oltre a riportare natura, qualità e quantità dei beni acquistati, è riconducibile al contribuente titolare della carta di debito (o della carta di credito), in base alla corrispondenza con i dati del pagamento (esercente, importo, data e ora)”.

In pratica, lo scontrino può essere equiparato alla fattura solo se riporta il codice fiscale dell’acquirente e l’indicazione della natura, qualità e quantità dei beni acquistati. Nel caso in cui lo scontrino non indichi il codice fiscale dell’acquirente, via libera alla detrazione solo se indica natura, qualità e quantità dei beni acquistati ed è riconducibile al contribuente titolare della carta di debito o della carta di credito, in base alla corrispondenza con i dati del pagamento (esercente, importo, data e ora).

Fonte: Idealista.it

Case green, cosa prevede la direttiva europea e cosa succede ora

Il 12 aprile il provvedimento verrà ratificato dal Consiglio Ecofin e poi sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale Ue, a quel punto entrerà in vigore entro il ventesimo giorno dalla pubblicazione e gli Stati Membri avranno tempo 24 mesi per recepirlo

n tema di case green la tanto discussa direttiva europea (Energy performance of buildings directive, Epbd) è stata approvata in via definitiva dalla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo lo scorso 12 marzo. Il prossimo 12 aprile il provvedimento verrà ratificato dal Consiglio Ecofin, sarà poi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue e dopo venti giorni entrerà in vigore. Gli Stati Membri avranno tempo 24 mesi per recepirlo. La direttiva sarà tuttavia soggetta a revisione entro il 2028.

  1. Direttiva case green, cosa prevede la scadenza del 2030
  2. Case green, l’Italia al lavoro
  3. Case green, quali sono i costi stimati
  4. Direttiva case green approvata, il commento della relatrice ombra

Direttiva case green, cosa prevede la scadenza del 2030

Alla fine, è passata la linea che prevede vincoli meno stringenti, ma l’obiettivo finale rimane quello della decarbonizzazione entro il 2050. Ogni Paese dovrà presentare un piano di riduzione dei consumi che spieghi su quali edifici ci si vuole concentrare e in che modo si punta al raggiungimento degli obiettivi contenuti nella direttiva. Il 55% della riduzione dei consumi energetici dovrà essere raggiunta ristrutturando gli edifici con le prestazioni energetiche inferiori, si parla del 43% degli immobili meno efficienti.

Secondo una stima della Fillea Cgil, in seguito alla direttiva europea sulle case greenin pochi anni dovranno essere riqualificati oltre 500mila edifici pubblici e circa 5 milioni edifici privati con le prestazioni più scadenti, “ognuno dei quali composto da una o più unità immobiliari. Senza contare le nuove costruzioni”. Il sindacato calcola che “le ristrutturazioni dovranno coinvolgere il 15% degli immobili in classe F e G e, entro il 2033, il 26% degli edifici di classe energetica più bassa. Cioè il 43% degli immobili meno efficienti dovrà essere riqualificato”.

Nello specifico, in base a quanto previsto dalla direttiva europea sulle case green

  • per gli edifici residenziali non di nuova costruzione, i Paesi Membri dovranno adottare misure per garantire una riduzione dell’energia primaria media utilizzata di almeno il 16% entro il 2030 e di almeno il 20-22% entro il 2035;
  • per gli edifici non residenziali, gli Stati Membri dovranno ristrutturare il 16% degli immobili con le peggiori prestazioni entro il 2030 e il 26% entro il 2033, introducendo requisiti minimi nazionali di prestazione energetica da rispettare per tutto il settore dell’edilizia; 
  • nuovi edifici residenziali dovranno essere a zero emissioni dal 2030;
  • mentre i nuovi edifici non residenziali dovranno essere a zero emissioni dal 2028.

Il provvedimento prevede inoltre l’eliminazione graduale dei combustibili fossili dagli immobili entro il 2040.

Case green, l’Italia al lavoro

Nei giorni scorsi, rispondendo a un’interrogazione di Erica Mazzetti, deputata di Forza Italia, posta in Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera, la viceministra dell’Ambiente Vannia Gava ha fatto sapere che il Ministero dell’Ambiente è già al lavoro e che da agosto 2023 ha attivato un tavolo – al quale partecipano i Ministeri dell’Economia e delle Finanze, delle Infrastrutture, della Cultura, l’Enea e Invitalia – “con l’obiettivo di elaborare proposte concrete e condivise per il raggiungimento degli sfidanti obiettivi di efficienza energetica previsti dal Pniec”, (Piano nazionale integrato per l’energia e il clima).

Proprio in questo tavolo si è proceduto all’elaborazione di un quadro conoscitivo del parco immobiliare italiano, “in termini di numerosità, tipologia e consumi di energia molto dettagliato che ha consentito di effettuare le prime stime sul volume degli investimenti necessari al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla direttiva case green”

La viceministra dell’Ambiente ha poi spiegato che “il tavolo sta inoltre elaborando una serie di misure volte ad accompagnare il processo di riqualificazione energetica degli edifici tenendo conto dell’esigenza di mobilitare maggiori risorse private attraverso il ricorso a nuovi strumenti finanziari, alla promozione dei contratti di prestazione energetica (cosiddetti Epc), alla crescita delle imprese dei servizi energetici (cosiddetti Esco)”.

Gava ha inoltre affermato: “Entro la conclusione dei lavori del tavolo, previsti per il prossimo mese di maggio, si potranno avere elementi quantitativi più dettagliati. Tuttavia, si può anticipare che la nuova politica per l’efficientamento degli edifici avrà un impatto significativo per la crescita del settore delle costruzioni e dell’impiantistica, nonché più in generale sulle imprese di servizi energetici”.

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Case green, quali sono i costi stimati

Secondo il rapporto “Valore dell’abitare” elaborato da Cresme e Symbola e promosso da Assimpredil Ance di Milano insieme a European Climate Foundation, saranno necessari tra i 260 e i 320 miliardi di euro per rendere green 3,2 milioni di immobili come previsto dalla direttiva europea, che indica una riduzione del 16% dei consumi energetici degli edifici residenziali entro il 2030.

Il rapporto elaborato da Cresme e Symbola ha infatti stimato in 3,2 milioni gli immobili interessati dall’abbattimento del 16% dei consumi energetici della direttiva europea sulle case green. Nello specifico, ad essere interessati sarebbero quasi 600mila immobili monofamiliari e 2,6 milioni di unità inserite nei condomini.

Secondo quanto sottolineato dal rapporto, “il tema degli incentivi continuerà a essere centrale. Non sarà possibile farne a meno, ma certo l’approccio dovrà essere più rigoroso di quello utilizzato dal superbonus: dovremo introdurre nel mercato incentivi più circoscritti, non fuori scala, con tempi più lunghi e soprattutto con effetti misurabili in termini di performance”.

I dati di Unimpresa parlano di una spesa media per ciascun immobile di 35mila euro. Nello specifico, in base a quanto precisato dal Centro Studi di Unimpresa, “la forchetta varia da 20.000 euro a 55.000 euro, ragion per cui si può stimare, in via prudenziale, una spesa complessiva a carico dei privati pari a 266,7 miliardi di euro nei prossimi 20 anni circa”. 

Commentando le nuove misure varate dall’Ue, tramite una nota, il Codacons ha invece sottolineato che “gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici comportano un costo medio compreso tra i 35mila e i 60mila euro ad abitazione, e solo per la sostituzione della caldaia con un modello di nuova generazione la spesa può arrivare in Italia a 16mila euro”.

Secondo l’analisi del Codacons, “i lavori di riqualificazione più comuni e che interessano cappotto termico, infissi, caldaie e pannelli solari hanno costi molto diversificati a seconda della tipologia dei materiali scelti e dell’ubicazione territoriale degli edifici. Il cappotto termico, ad esempio, ha un costo medio compreso oggi tra i 180 e i 400 euro al metro quadrato, mentre per gli infissi la spesa varia in media da 10 a 15mila euro.

Per una nuova caldaia a condensazione, considerata una abitazione da 100 mq, la spesa va dai 3mila agli 8mila euro, mentre per l’acquisto e l’installazione di una pompa di calore il costo oscilla tra i 6mila e i 16mila euro a seconda dell’impianto scelto. Per un impianto fotovoltaico da 3 kW la spesa da sostenere è di circa 7.500-10.500 euro, a seconda del tipo di pannelli fotovoltaici utilizzati”.

Alla luce di ciò, il Codacons ha sottolineato: “Gli interventi di riqualificazione energetica previsti dall’Ue determinerebbero quindi un costo complessivo medio tra i 35mila e i 60mila euro considerando una abitazione di 100 mq, e potrebbero determinare nel medio termine effetti enormi sul mercato immobiliare, portando ad una svalutazione fino al 40% del valore degli immobili non oggetto di lavori di riqualificazione”.

Direttiva case green approvata, il commento della relatrice ombra

All’indomani dell’approvazione della direttiva europea sulle case green da parte della plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, membro della commissione Itre (Industria, Ricerca ed Energia), Femm (diritti della donna) e Imco (Mercato interno e protezione dei consumatori), nonché relatrice ombra del provvedimento.

Tovaglieri ha sottolineato che, “nonostante alcuni miglioramenti, l’impianto della direttiva rimane altamente problematico” e ha posto l’accento sul fatto che “non è stato previsto alcuno specifico capitolo di spesa, ma solo generici riferimenti ad alcuni fondi (Pnrr, fondi di coesione, fondo sociale per il clima), assolutamente insufficienti e in buona parte vincolati”.

Fonte: Idealista.it

Nuovo decreto superbonus 110, addio a cessione del credito e sconto in fattura

Con il nuovo decreto sul superbonus 110, il governo ha introdotto  una stretta alla detrazione per l’efficientamento energetico degli edifici. Secondo le ultime notizie, lacessione del credito e lo sconto in fattura infatti vengono completamente eliminati non solo per il superbonus, ma anche per gli altri bonus fiscali ed energetici. 

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha definito le norme sul superbonus come “nate in modo scriteriato e che hanno prodotto risultati devastanti per la finanza pubblica”, da qui la necessità di intervenire con un nuovo decreto legge. In attesa dellapubblicazione del nuovo decreto sul superbonus in Gazzetta Ufficiale, è già stato pubblicato il comunicato del consiglio dei Ministri.

Quali sono le nuove regole del bonus 110?

Le nuove regole del bonus 110 sono contenute in un decreto che è stato approvato dal CDM e contiene misure urgenti in materia di agevolazioni fiscali. In particolare, come dice il comunicato, le norme sono volte alla tutela della finanza pubblica nel settore delle agevolazioni fiscali in materia edilizia e di efficienza energetica. 

Vediamo quali sono le nuove regole: 

  • l’eliminazione, per gli interventi successivi all’entrata in vigore delle nuove norme, delle residue fattispecie per le quali risulta ancora vigente l’esercizio delle opzioni per il cosiddetto sconto in fattura o per la cessione del credito in luogo delle detrazioni;
  • al fine di acquisire, alla scadenza ordinaria del termine previsto per le suddette agevolazioni (4 aprile 2024), l’ammontare del complesso delle opzioni esercitate e delle cessioni stipulate, si esclude l’applicazione dell’istituto della remissione in bonis che avrebbe consentito, con il pagamento di una minima sanzione, la comunicazione funzionale alla fruizione dei benefici fino al 15 ottobre 2024;
  • al fine di garantire un’adeguata e tempestiva conoscenza delle grandezze economiche e finanziarie connesse alle misure agevolative oggetto del decreto, l’introduzione di misure volte ad acquisire maggiori informazioni inerenti alla realizzazione degli interventi agevolabili. È, inoltre, previsto, un corredo sanzionatorio. In particolare, l’omessa trasmissione di tali informazioni, se relativa agli interventi già avviati, determina l’applicazione di una sanzione amministrativa di euro 10.000, mentre per i nuovi interventi è prevista la decadenza dall’agevolazione fiscale;
  • al fine di evitare la fruizione dei bonus edilizi anche da parte dei soggetti che hanno debiti nei confronti dell’erario, come già previsto nel nostro ordinamento in altri casi, si dispone la sospensione, fino a concorrenza di quanto dovuto, dell’utilizzabilità dei crediti di imposta inerenti i bonus edilizi  in presenza di iscrizioni a ruolo o carichi affidati agli agenti della riscossione relativi imposte erariali nonché ad atti emessi dall’Agenzia delle entrate per importi complessivamente superiori a euro 10.000, se scaduti i termini di pagamento e purché non siano in essere provvedimenti di sospensione o non siano in corso piani di rateazione per i quali non sia intervenuta decadenza;
  • l’introduzione di misure volte a prevenire le frodi in materia di cessione dei crediti ACE, riducendo a una la possibilità di cessione ed estendendo la responsabilità solidale del cessionario alle ipotesi di concorso nella violazione, nonché ampliando i controlli preventivi in materia di operazioni sospette.

Fonte: Idealista.it