Nell’ultimo anno l’offerta di hotel sul mercato in Italia è calata sensibilmente: 35% in un anno. Nello specifico, gli annunci di strutture con licenza alberghiera in vendita nel primo trimestre 2025 risultavano essere 1.528. Mentre, nello stesso periodo del 2024, gli annunci online erano 2.352. A fotografare la situazione è un report di idealista/data, secondo cui la provincia con più annunci attivi è Rimini, seguita da Lucca, Roma, Brescia, Firenze e Venezia.
Secondo le rilevazioni sugli annunci online nel primo trimestre 2025, l’offerta di alberghi e strutture con licenza alberghiera sul mercato immobiliare fa registrare numeri considerevoli, i più alti in Italia, in una delle province a maggior vocazione turistica d’Italia, ovvero di Rimini (150 annunci di hotel in vendita). Seguono Lucca (75),Roma (69), Brescia (68), Firenze (65) e Venezia (56). Tuttavia, in tutte le province citate tranne Lucca, vengono rilevate diminuzioni di stock.
Annunci di hotel in vendita nel I trimestre 2025 per provincia
Strutture alberghiere annunciate su idealista e variazione dell’offerta rispetto allo stesso periodo del 2024
Provincia
Stock I trim 2024
Stock I trim 2025
Variazione
Agrigento
9
6
−33%
Alessandria
19
15
−21%
Ancona
15
19
27%
Aosta
15
9
−40%
Arezzo
23
7
−70%
Ascoli Piceno
18
12
−33%
Asti
7
2
−71%
Avellino
9
6
−33%
Bari
21
11
−48%
Barletta-Andria-Trani
2
3
50%
Belluno
28
18
−36%
Benevento
1
3
200%
Bergamo
17
18
6%
Biella
3
1
−67%
Bologna
8
8
0%
Bolzano-Bozen
16
13
−19%
Brescia
100
68
−32%
Brindisi
9
2
−78%
Cagliari
12
17
42%
Caltanissetta
2
−100%
Lo stock per annunci di strutture con licenza alberghiera, invece, aumenta in 31 province. Gli aumenti più considerevoli si registrano a L’Aquila, Ragusa (+10 unità) e Foggia (+7 unità). Lo stock resta invariato, invece, a Bologna, Cremona, Ferrara, Isernia, Lodi, Monza-Brianza.
Mentre le variazioni con segno negativo, per quanto riguarda il confronto tra lo stock di alberghi in vendita tra il primo trimestre 2024 e lo stesso periodo del 2025, riguardano 69 province. A Siena si registra un saldo di -71, seguono città d’arte del calibro di Firenze (-46), Venezia (-41) e Roma (-41). Mercato in fermento anche nel veronese (-32) e bresciano (-27).
Diminuzioni considerevoli dell’offerta da sottolineare anche a Napoli (-21) e Milano (-18) e in altre province a vocazione turistica: Grosseto (-13), Salerno (-12), Palermo (-11), Bari e Belluno (entrambe quest’ultime hanno visto ridurre lo stock di hotel in vendita di 10 unità nell’ultimo anno).
Nel primo trimestre 2025 era attivo un solo annuncio di hotel in vendita nelle province di Biella, Trieste e Lodi. Appena due erano gli alberghi sul mercato nelle province di Brindisi, Asti, Lecco, Vibo Valentia, Campobasso, Matera, Reggio Calabria, Oristano.
Torna a crescere il mercato della casa nel 2024. Secondo il Rapporto Immobiliare residenziale 2025 realizzato dall’Osservatorio OMI dell’Agenzia delle Entrate in collaborazione con l’ABI, nel 2024 sono state compravendute quasi 720mila abitazioni, con un incremento dell’1,3% rispetto al 2023 e con un valore degli scambi che ascende a circa 114 miliardi di euro.
Dopo la caduta registrata nel corso del 2023 e soprattutto nel 2020, dovuto soprattutto agli effetti della pandemia, il mercato residenziale riprende il suo trend positivo. Rispetto al 2023 la crescita dei volumi è più accentuata nel Sud del Paese (+2,6%), mentre nel Nord Est e nel Centro il tasso di crescita si attesta all’1,5%. Il rialzo nei comuni capoluogo e non capoluogo risulta pari a quello nazionale.
In media nazionale l’intensità del mercato immobiliare (IMI) misurata come quota di stock abitativo compravenduto, che nel 2023 era pari a 2,05%, risulta nel 2024 pari a 2,07%. Si nota quindi, nel 2024, una stabilità del mercato residenziale, che guadagna solo 0,02 punti percentuali rispetto al 2023. L’IMI è stabile in tutte le aree geografiche, i capoluoghi mantengono nei confronti dei comuni minori una dinamicità di mercato più elevata, 2,41% a livello nazionale.
Osservatorio OMI
Le dimensioni delle case compravendute
Per quanto riguarda le dimensioni delle case compravendute, la superficie totale ascende a oltre 76milioni di m2, in aumento dell’1,2% rispetto al 2023, con una superficie media per unità di circa 106 m2. La crescita più accentuata, in termini di superficie residenziale scambiata, si riscontra nel Nord Est che, rispetto al 2023, presenta una crescita dell’1,9%, seguono il Centro e il Sud entrambi con una variazione positiva di 1,8%.
Il fatturato del residenziale nel 2024
I dati relativi al fatturato calcolato9 per gli acquisiti di abitazioni nel 2024 (Tabella 8) mostrano una stima complessiva che ammonta a circa 114 miliardi di euro, oltre 2,5 miliardi di euro in più rispetto al 2023, in crescita del 2,3%. Oltre il 57% del fatturato riguarda acquisti di abitazioni ubicate nelle aree del Nord, 65,5 miliardi di euro; quasi 27 miliardi di euro, il 23,4%, sono invece riferiti ad abitazioni compravendute nel Centro, e i restanti 22 miliardi di euro, poco più del 19,2%, riguarda scambi di residenze del Sud e delle Isole.
Agenzia delle Entrate
Migliorano le condizioni di accesso a una casa
Migliorano le condizioni di accesso all’acquisto di una casa, con l’Indice di affordability che risulta positivo e su valori elevati sia a livello nazionale sia nelle singole regioni. o, nel corso del 2024 l’Indice di affordability, dopo l’indebolimento registrato nel corso del biennio 2022-2023 connesso al rialzo dei tassi da parte della BCE, è tornato a migliorare, raggiungendo il valore del 12,7%, che si confronta con un valore medio storico dell’indice pari al 9,6% nel periodo 2004-2024.
Dopo il tanto atteso taglio dei tassi da parte della Banca Centrale Europea, il mercato dei mutui e quello immobiliare iniziano a mostrare segnali di assestamento. In particolare, dall’analisi di Crif emerge una dinamica interessante che riguarda le abitazioni ad alta efficienza energetica, sempre più apprezzate sia dagli acquirenti sia dagli investitori.
Analizzando l’andamento dei prezzi dal 2021 al 2024, si osserva una crescente tenuta dei valori per gli immobili cosiddetti “green”, una tendenza che si è consolidata a partire dal 2023 e che si è ulteriormente rafforzata nell’ultimo trimestre del 2024. Nello specifico, nel secondo semestre del 2024, le abitazioni con prestazioni energetiche elevate hanno registrato un incremento medio dell’8% nei prezzi di vendita. Al contrario, gli immobili classificati tra le classi energetiche C e G hanno subito una flessione del -2%.
Secondo Daniela Percoco, Manager Real Estate Advisory di CRIF, “questo andamento mostra la più elevata resilienza nei valori del mercato degli immobili di maggiore qualità energetica, che si va a rafforzare nel tempo mano a mano che la domanda è più consapevole della strategia di decarbonizzazione richiesta a livello normativo europeo, in primo luogo dalla EPBD, la cosiddetta Direttiva case green”.
Il taglio dei tassi da parte della BCE, se da un lato mira a stimolare il credito e alleggerire i costi dei mutui per le famiglie, dall’altro sembra accentuare le differenze tra le varie tipologie di immobili, premiando quelli che meglio rispondono alle nuove esigenze ambientali e normative. Un segnale chiaro per il futuro del settore immobiliare, che vede nella sostenibilità un elemento sempre più centrale.
Con l’avvicinarsi della scadenza per il pagamento della prima rata dell’IMU 2025, il primo passo da realizzare è calcolo della base imponibile, ovvero del valore immobile ai fini IMU. Per ottenere il valore immobile ai fini IMU bisognaindividuare la rendita catastale, rivalutarla del 5% e successivamente moltiplicare il risultato per il coefficiente della categoria catastale di appartenenza
Ogni anno, milioni di italiani sono tenuti a pagare l’Imposta municipale unica o propria, abbreviata IMU, destinata ai possessori di beni immobiliari. Si tratta di un pagamento da cui vengono esonerati i proprietari di abitazioni principali ed obbligatorio per i possessori della seconda casa. Il valore dell’immobile ai fini IMU non è altro che il calcolo della base imponibile di tale imposta sulla base di alcune informazioni relative alla casa.
Gli interessati, a questo punto, si staranno chiedendo: come si calcola il valore immobile ai fini IMU? Per procedere è necessario essere in possesso dei seguenti dati sulle unità di cui si è proprietari:
il valore della rendita catastale;
il coefficiente di categoria catastale;
la quota di possesso;
l’aliquota fissata dal Comune in cui si trova l’immobile;
eventuali riduzioni ed agevolazioni fiscali IMU.
Per i fabbricati iscritti al catasto, il calcolo del valore immobile ai fini IMU si effettua in questo modo: rendita catastale rivalutata del 5% x coefficiente della categoria catastale.
Nel caso del calcolo del valore immobile ai fini IMU dei terreni agricoli, la rivalutazione del reddito dominicale è fissata al 25% ed il risultato ottenuto non si moltiplica per 135.
Per capire come calcolare il valore dell’immobile ai fini IMU per ISEE dei fabbricati in costruzione o in ristrutturazione, è necessario prendere in considerazione il valore dell’area edificabile fino alla data di fine lavori o fino alla data di primo utilizzo del fabbricato.
Per le aree edificabili, il valore immobile ai fini IMU viene individuato utilizzando il valore venale in comune commercio al primo gennaio dell’anno di imposizione, ovvero il valore di mercato.
Il valore dell’immobile ai fini IMU: un esempio
Passiamo ora ad un esempio pratico di calcolo del valore immobile ai fini IMU. Poniamo il caso di un contribuente proprietario di una seconda casa appartenente alla categoria catastale A/3, con rendita catastale di 600 euro e aliquota comunale 11,4 per mille.
Bisognerà procedere quindi così per il calcolo:
rivalutazione del 5% della rendita catastale > 600+5%> 630,00 euro;
applicazione del coefficiente catastale > 630,00*160 > 100.800;
L’individuazione del valore immobile ai fini IMU per l’ISEE è un’operazione fondamental per il pagamento della prima rata dell’IMU 2025, dal momento che ogni nucleo familiare ha l’obbligo di dichiarare tutti gli immobili di cui si è proprietari. Effettuando il calcolo correttamente, il Fisco può tenere traccia dei possedimenti di ogni nucleo e mettere a disposizione nell’area personale dell’Agenzia delle Entrate il valore immobile ai fini IMU corretto.
Dove si trova il valore ai fini Imu per Isee?
Ma cos’è e dove va indicato il valore dell’immobile ai fini IMU per l’ISEE?
Il calcolo del valore ai fini IMU di un immobile è dato dal valore della rendita catastale maggiorata del 5%, moltiplicata per 160. Va indicato nel quadro FC3 della dichiarazione ISEE 2023 (classificato nelle categorie catastali A oppure C/2, C/6 e C/7 e con esclusione della categoria catastale A/10).
Quale valore indicare nella dichiarazione Imu?
Il valore ai fini IMU di un immobile da indicare nel quadro FC3 – classificato nelle categorie catastali A oppure C/2, C/6 e C/7 e con esclusione della categoria catastale A/10 – è dato dal valore della rendita catastale maggiorata del 5%, moltiplicata per 160.
Così, l’individuazione del corretto valore immobile ai fini IMU per l’ISEE consentirà di identificare la base imponibile su cui calcolare la giusta quantità di imposte municipali sulla casa.
Questo strumento permette, dunque, di pagare il giusto ammontare di tributi diretti sulla base dei reali possedimenti del nucleo. Una volta trovato il valore immobile ai fini IMU 2024, è possibile pagare l’imposta ed è sempre bene ricordare che l’IMU non è dovuta sull’abitazione principale, bensì ai soli possessori di seconde case o immobili di lusso.
Il coefficiente per il valore dell’immobile ai fini IMU: dove lo trovo?
Dove trovare il valore immobile ai fini IMU? O meglio, com’è possibile individuare il coefficiente di categoria catastale per poter calcolare la base imponibile corretta? Le tabelle dei coefficienti che consentono di individuare la propria base sono disponibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate, ove vi è anche uno storico degli elementi utili al calcolo del valore immobile ai fini IMU 2024 e del valore immobile ai fini IMU per ISEE 2024. Per permettere un calcolo agevole del valore immobile ai fini IMU del 2024, ecco i coefficienti attuali:
per i fabbricati di categoria da A/1 a A/11 (esclusa A/10); C/2; C/6 e C/7 è necessario aggiungere il 5% alla rendita catastale e moltiplicare per 160;
fabbricati di categoria da B/1 a B/8; C/3, C/4 e C/5 è necessario aggiungere il 5% alla rendita catastale e moltiplicare per 140;
fabbricati di categoria A/10 e D/5 è necessario aggiungere il 5% alla rendita catastale e moltiplicare per 80;
fabbricati di categoria da D/1 a D/10 (esclusa D/5) è necessario aggiungere il 5% alla rendita catastale e moltiplicare per 65;
fabbricati di categoria C/1 è necessario aggiungere il 5% alla rendita catastale e moltiplicare per 55.
I coefficienti possono essere modificati nel tempo, pertanto si raccomanda di consultare le tabelle dell’Agenzia delle Entrate per determinare il corretto valore ai fini IMU di un immobile.
Per quanto riguarda, invece, le aliquote è bene prendere visione dei provvedimenti assunti a livello comunale, poiché il calcolo del valore immobile ai fini IMU a Roma, ad esempio, può essere sensibilmente diverso dal calcolo della base imponibile in altre città.
Valore IMU terreni agricoli
Per calcolare il valore IMU di terreni agricoli, nonché per quelli non coltivati, la base imponibile è costituita dal valore ottenuto applicando all’ammontare del reddito dominicale risultante in catasto, vigente al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutato del 25%, un moltiplicatore pari a 135.
L’aliquota ordinaria da applicare è dello 0,76 per cento e i Comuni possono aumentarla o diminuirla sino a 0,3 punti percentuali: l’aliquota, quindi, può oscillare da un minimo di 0,46 per cento ad un massimo di 1,06 per cento.
Il 16 giugno è fissato il termine per il versamento della prima rata dell’IMU 2025. Fondamentale per il pagamento dell’imposta è conoscere i moltiplicatori (o coefficienti) per il calcolo IMU 2025 diversi a seconda delle categoriecatastali. Ad esempio, per la categoria catastale A1 il moltiplicatore è 160, mentre per la A/10 è 80. Scopriamo insieme cosa sono i moltiplicatori catastali.
Per il calcolo della seconda rata Imu 2025 si parte dalla rendita catastale, la si rivaluta del 5% e si moltiplica il valore così ottenuto per uno dei coefficienti o moltiplicatori Imu previsti dalla normativa.
Quali sono i moltiplicatori catastali?
Come riportato dal Dipartimento delle Finanza, l’Imu si calcola applicando alla base imponibile l’aliquota fissata per la particolare fattispecie. Per i fabbricati iscritti in catasto, la base imponibile è costituita dal valore dell’immobile, determinato applicando all’ammontare della rendita catastale, rivalutata del 5%, i seguenti moltiplicatori:
A (tranne A/10) -160
A/10 – 80
B – 140
C/1 – 55
C/2, C/6 e C/7 – 160
C/3, C/4 e C/5 – 140
D (tranne D/5) – 65
D/5 – 80
Per le aree fabbricabili, la base imponibile è costituita dal valore venale in comune commercio al 1° gennaio dell’anno di imposizione, o a far data dall’adozione degli strumenti urbanistici, tenendo conto dei seguenti elementi:
zona territoriale di ubicazione;
indice di edificabilità;
destinazione d’uso consentita;
oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione;
prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche.
Per i terreni agricoli, nonché per quelli non coltivati, la base imponibile è costituita dal valore ottenuto applicando all’ammontare del reddito dominicale risultante in catasto, vigente al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutato del 25 per cento, un moltiplicatore pari a 135.
Vediamo quali sono i coefficienti per le varie categorie catastali, valide per l’Imu 2025.
Tabella moltiplicatori catastali 2025
Vediamo la tabella con i moltiplicatori catastali:
categoria catastale da A/1 a A/11
moltiplicatore 160
categoria catastale A/10
moltiplicatore 80
categoria catastale da B/1 a B/8
moltiplicatore 140
categoria catastale C/1
moltiplicatore 55
categorie C/2 C/6 C/7
moltiplicatore 160
categorie C/3, C/4, C/5
moltiplicatore 140
categorie da D/1 a D/10
moltiplicatore 65
categoria D/5
moltiplicatore 80
Per i terreni agricoli, per calcolare la base imponibileImu, bisogna rivalutare il reddito dominicale del 25% e poi moltiplicarlo per 135. Per i fabbricati in corso di costruzione, ricostruzione/ristrutturazione, l’imposta si calcola sul valore dell’area edificabile, fino alla data di ultimazione dei lavori o fino alla data in cui il fabbricato inizia ad essere utilizzato.
Calcolo della base imponibile dell’IMU per i fabbricati
Per il calcolo dell’IMU 2025 la base imponibile è rappresentata dalla rendita catastale dell’immobile, rivalutata del 5% e moltiplicata:
per 140 se si tratta di fabbricati classificati nei gruppi catastali B (collegi, convitti, ecc.). Si ricorda che questo coefficiente è stato rivalutato nella misura del 40 per cento per effetto dell’art. 2, comma 45, del decreto legge n. 262 del 3 ottobre 2006, convertito dalla legge n. 286 del 24 novembre 2006. La rivalutazione decorre dalla data di entrata in vigore (3 ottobre 2006) del decreto legge.
per 100 per i fabbricati dei gruppi catastali A e C (con esclusione delle categorie A/10 e C/1);
per 50 per i fabbricati del gruppo catastale D e della categoria A/10;
per 34 per i fabbricati della categoria C/1.
Per le aree fabbricabili la base imponibile è data dal valore venale in comune commercio, per i terreni agricoli la base imponibile è il reddito dominicale, rivalutato del 25%, moltiplicato per 75.
Per quanto riguarda invece i fabbricati del gruppo D, non iscritti in catasto posseduti interamente da imprese e contabilizzati distintamente, il valore è calcolato dal costo risultante dalle scritture contabili al lordo delle quote di ammortamento maggiorato con l’applicazione di appositi coefficienti.
La top 10 dei quartieri più ricercati da chi vuole affittare casa in Italia evidenzia una nutrita rappresentanza della provincia. Nel primo trimestre 2025, infatti, le prime tre posizioni del ranking delle zone più domandate per le locazioni sono occupate da distretti che si trovano a Padova, Brescia e Guidonia Montecelio (provincia di Roma).
La Capitale, inoltre, è l’unica grande città presente nelle prime 10 posizioni. A rivelarlo è un report di idealista/data, che ha misurato la pressione della domanda sull’offerta in ogni area dello Stivale per il mercato residenziale della locazione.
Top 10 dei quartieri più richiesti per affittare casa in Italia
Il report di idealista/data è stato implementato tramite l’indice di domanda relativa, un indicatore che sintetizza la pressione della domanda sull’offerta in ogni area d’Italia per il segmento delle case in affitto. L’indicatore si basa sul numero di contatti (contatti tramite e-mail e condivisioni) ricevuti per annuncio.
Come già anticipato, il podio dei quartieri più richiesti per affittare casa in Italia nel primo trimestre 2025 non ospita nessun distretto dei principali mercati immobiliari italiani. Nello specifico, il gradino più alto è occupato da Camin a Padova, che totalizza un indice di domanda relativa di 126. Seguono Fornaci-Chiesanuova-Villaggio Sereno a Brescia (96) e Setteville a Guidonia Montecelio (in provincia di Roma) e il centro di Scandicci (in provincia di Firenze), entrambi i distretti hanno un indice di domanda relativa di 91.
I quartieri più richiesti d’Italia per affittare casa
I dati si riferiscono al primo trimestre 2025
Pagina 1 di 53
Comune
Quartiere
Indice di domanda relativa
Padova
Camin
126
Brescia
Fornaci-Chiesanuova-Villaggio Sereno
96
Guidonia Montecelio
Setteville
91
Scandicci
Centro
91
Verona
Borgo Roma-Cadidavid
77
Roma
Casilino-Centocelle
76
Monza
San Fruttuoso
57
Bergamo
Villaggio degli Sposi-Grumello del Piano
52
Roma
Roma est-Autostrade
51
Roma
Garbatella-Ostiense
48
Sesto Fiorentino
Sesto Città
47
Pavia
Policlinico-Ponte di Pietra-Riviera
46
Pordenone
Torre
46
Prato
Galciana-Maliseti-Vergaio
46
Roma
Aniene-Collatino
45
Rovereto
Marco
45
Roma
Nomentano-Tiburtino
45
Rimini
Torre Pedrera-Viserba-Riminifiera
44
Roma
Appio Latino
44
Rovereto
Lizzana-Zona Industriale
44
Il primo posto, come detto, incorona il distretto di Camin a Padova, abbastanza fuori dal centro della città, probabile segnale di una saturazione dell’offerta di alloggi universitari. Completano le prime posizioni altri quartieri di Comuni come Brescia, Guidonia Montecelio e Scandicci. Il comune denominatore, in questo caso, è la prossimità a tre delle principali città italiane, rispettivamente: Milano, Roma e Firenze.
Un elemento, questo, che suggerisce un’ulteriore considerazione, visto che stiamo parlando di tre delle città più care per media di canoni di locazioni mensili (Milano è il capoluogo più caro con una media di 23,6 euro/mq, segue Firenze con 21,7 euro/mq, mentre Roma è quarta alle spalle di Venezia con un canone medio di 18,7 euro/mq). È lecito immaginare che, visti i prezzi proibitivi in città, dopo l’hinterland ora le ricerche di una casa in affitto si stiano spostando anche in provincia.
Tanto è vero che, in top 10, troviamo anche il distretto di San Fruttuoso a Monza (57 di indice di domanda relativa) e Villaggio degli Sposi-Grumello del Piano a Bergamo (52), altri due centri alle porte di Milano (a Monza, tra l’altro, è previsto il prolungamento della metro lilla, M5). Tra i quartieri più domandati ce ne sono anche tre romani: Casilino-Centocelle (76), Roma est-Autostrade (51) e Garbatella-Ostiense (48). Completa le prime 10 posizioni, al quarto posto, Borgo Roma-Cadidavid a Verona (77).
La situazione nel resto d’Italia
Per trovare il primo quartiere milanese del ranking bisogna scendere addirittura fino alla posizione 191, dove troviamo Baggio, che totalizza un indice di domanda relativa di 26, a ulteriore dimostrazione di come il livello dei canoni in città venga ormai percepito come proibitivo. Mentre il primo distretto fiorentino in classifica è Rifredi (39).
Il quartiere più domandato per gli affitti a Bologna, invece, è Navile-Corticella (40). A Venezia, il distretto che attira più interesse è Lido-Malamocco-Pellestrina (19). Spostandoci a Sud dello Stivale, a Bari il quartiere più domandato è Marconi-San Girolamo-Fesca, mentre a Napoli è Fuorigrotta-Bagnoli (entrambe le zone totalizzano un indice di domanda relativa di 15). Stessa performance anche per Cruillas-Resuttana-San Lorenzo a Palermo.
I quartieri più cari per affittare casa in Italia
Spostando il focus sul costo dei canoni di locazione, gli affitti più cari si trovano in prossimità delle località turistiche più esclusive, con una fortissima rappresentanza della Versilia e della Sardegna. Complice la scarsa offerta, affittare una casa nel distretto di Area Santa Teresina ad Arzachena costa 9.000 euro al mese (ma totalizza un indice di domanda relativa di appena 2).
Decisamente poco accessibile anche il distretto di Rocchette-Roccamare-Riva del Sole a Castiglione della Pescaia (6.575 euro/mq) e il Centro di Forte dei Marmi (con una richiesta media di 6.436 al mese). Il primo quartiere di una città che troviamo in questo specifico ranking, non a caso, è il Centro di Milano (3.399 euro al mese).
La nuova legge di Bilancio ha prorogato il bonus mobili per tutto il 2025, lasciando invariati, rispetto al 2024, i limiti di spesa e il perimetro di detrazione fiscale. L’incentivo si concretizza in una riduzione dell’Irpef da spalmare per un periodo di 10 anni per agevolare l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, destinati all’arredamento di immobili oggetto di interventi di ristrutturazione.
Il limite di spesa per l’arredamento è fissato in 5.000 euro, con percentuale di detrazione del 50%. Ecco, quindi, chi può richiedere e come il bonus mobili 2025 fruendo di un’agevolazione utile anche ai fini della risparmio energetico.
Grazie alla proroga della nuova legge di Bilancio, è possibile fruire, fino al 31 dicembre prossimo, del bonus mobili 2025, l’agevolazione che consente di ottenere la detrazione fiscale su un limite massimo di spesa confermato, anche per quest’anno, a 5.000 euro.
Non si tratta di una novità nel panorama dei bonus casa del 2025, ma occorre ricordare che, nel 2023, questa misura incentivava un limite più ampio di spesa, pari a 8.000 euro, mentre nei primi anni di applicazione si poteva arrivare a 16.000 euro (2021) e a 10.000 euro (2022). Nella spesa si possono includere i costi di trasporto e montaggio.
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Bonus mobili 2025, si può richiedere senza ristrutturazione
La condizione essenziale per fruire del bonus mobili ed elettrodomestici è quella di aver fatto svolgere interventi edilizi di ristrutturazione nell’immobile oggetto di arredo.
In particolare, il comma 2, dell’articolo 16, del decreto legge 63 del 2013 prevede che i contribuenti che fruiscono della detrazione Irpef per lavori di recupero del patrimonio edilizio possano beneficiare di un’ulteriore detrazione fiscale del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici.
Quali interventi di ristrutturazione sono validi per il bonus mobili
Non è possibile, quindi, fruire del bonus mobili senza la ristrutturazione di un edificio che poi verrà arredato proprio grazie a questo incentivo. Le tipologie di interventi edilizi ammessi alla detrazione fiscale comprendono:
la manutenzione ordinaria sulle parti comuni di edifici residenziali;
la manutenzione straordinaria, il restauro, il risanamento conservativo e la ristrutturazione edilizia delle parti comuni di un edificio residenziali e delle singole unità immobiliari residenziali;
la ricostruzione o il ripristino dell’immobile danneggiato da eventi calamitosi;
la ristrutturazione di interi fabbricati da parte di imprese o cooperative che provvedano, nel termine di sei mesi dalla fine degli interventi, a vendere o ad assegnare l’immobile;
i lavori di manutenzione straordinaria finalizzati all’efficientamento energetico.
Il bonus mobili si può usare sulla prima o seconda casa?
A proposito di ristrutturazione, si ricorda che il bonus casa prevede la detrazione fiscale del 50% in 10 anni per interventi edilizi sulla prima casa (36% su seconde case e altre tipologie di abitazioni) e fino a un limite massimo di spesa pari a 96.000 euro nel 2025; di seguito, fino al 31 dicembre 2027, le agevolazioni si abbasseranno, rispettivamente, al 36% e al 30%, con limite di spesa invariato.
Quali sono i requisiti per ottenere il bonus mobili
Dal punto di vista dei requisiti, si può affermare pertanto che il bonus mobili 2025 non ne richieda di specifici, salvo proprio lo svolgimento di interventi edilizi agevolati dal bonus casa.
Tutti i lavori di cui sopra sono utili per fruire del bonus mobili 2025 a prescindere da quale importo sia stato sostenuto per gli interventi, mentre lo stesso decreto legge 63 del 2013 non fa distinzione tra lavori su una prima casa o su una seconda casa. Inoltre, ciascun contribuente che esegua interventi di ristrutturazione su più unità immobiliari ha diritto a fruire dell’agevolazione più volte.
Serve l’ISEE per il bonus mobili 2025?
L’importo massimo del bonus mobili 2025, pari a 5.000 euro di detrazione fiscale, si riferisce a ciascuna unità abitativa interessata dai lavori. Infine, la legge di Bilancio non stabilisce un particolare limite di ISEE per la richiesta del bonus mobili 2025.
Come faccio a sapere se ho diritto al bonus mobili 2025
L’Agenzia delle entrate fornisce importanti chiarimenti interpretativi su come utilizzare l’agevolazione sull’arredamento. Più nello specifico, è importante prestare attenzione alla data di inizio dei lavori di ristrutturazione che deve essere sempre anteriore a quella nella quale si acquistino dei mobili. Inversamente, non occorre che le spese di ristrutturazione siano state sostenute prima di quelle necessarie all’arredo dell’abitazione.
La norma prescrive che i lavori edilizi debbano essere iniziati a partire dal 1° gennaiodell’anno che precede quello dell’acquisto dei mobili. Per richiedere il bonus mobili e grandi elettrodomestici nel 2025 è necessario, pertanto, che i lavori di ristrutturazione edilizia siano iniziati non prima del 1° gennaio 2024.
Bonus mobili 2025, quando servono CILA e SCIA
L’Agenzia delle entrate spiega come fare a dimostrare l’anteriorità dei lavori edilizi rispetto all’acquisto dei mobili ai fini della richiesta dell’agevolazione. Si può provare tale data da eventuali comunicazioni o abilitazioni di tipo amministrativo.
Rientra in questa documentazione la comunicazione preventiva di inizio dei lavori (CILA o SCIA) contenente la data di avvio degli interventi, qualora richiesta. Si ricorda, inoltre, che per chiedere la detrazione fiscale al 50% occorre conservare una copia di tutta la documentazione presentata e approvata dall’ufficio tecnico del Comune di riferimento.
In tutti i casi in cui non siano richiesti i documenti di inizio dei lavori, si può sottoscrivere una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà ai sensi dell’articolo 47 del DPR 445 del 2000.
Quali mobili si possono acquistare con il bonus 2025
Un elenco esaustivo sugli acquisti in arredo che si possono effettuare con questa agevolazione ci viene fornito dall’Agenzia delle entrate. Si può richiedere il bonus sia per mobili nuovi che per grandi elettrodomestici. Rientrano tra i primi:
gli armadi e i letti;
le cassettiere, le librerie e le scrivanie;
i tavoli e le sedie;
i comodini;
i divani, le poltrone e i materassi;
le credenze;
gli apparecchi di illuminazione se costituiscono un necessario complemento di arredo dell’immobile.
Tra gli elettrodomestici, ai fini del risparmio energetico, la norma richiede la classe energetica minima pari ad:
A per i forni;
E per lavasciuga, lavastoviglie e lavatrici;
F per congelatori e frigoriferi.
Se gli elettrodomestici sono sprovvisti di etichetta energetica, il bonus può essere richiesto se l’esposizione dell’etichetta stessa non è obbligatoria per il modello richiesto. Pertanto, l’elenco degli elettrodomestici ammessi all’agevolazione comprende lavatrici, asciugatrici, congelatori, frigoriferi, forni a microonde, stufe elettriche, radiatori elettrici, ventilatori e piastre riscaldanti.
Bonus mobili 2025, quando si presenta la comunicazione all’ENEA
È importante sottolineare che gli interventi che producono il risparmio energetico e l’utilizzo di fonti di energia alternativa, nel caso di fruizione di detrazioni fiscali, producono specifici obblighi di trasmissione.
Pertanto, la comunicazione telematica Enea si rende obbligatoria per utilizzi del bonus mobili 2025 nel caso specifico di acquisto di elettrodomestici. L’Agenzia delle entrate ha stabilito che l’eventuale ritardo o mancato invio della comunicazione non comporta la perdita dell’agevolazione (Risoluzione n. 46/E del 18 aprile 2019).
Quali adempimenti per la proroga del bonus mobili nel 2025
Come per gli interventi di ristrutturazione, l’acquisto di mobili ed elettrodomestici e la richiesta del bonus comportano una serie di adempimenti, a iniziare dalle modalità di pagamento.
Da questo punto di vista si può affermare che la proroga della misura anche al 2025 ha lasciato invariate le modalità di spesa. La norma prevede, infatti, che i pagamentidebbano essere tacciabili e regolati da bonifico postale o bancario, da carta di credito o di debito.
Non sono accettati il contante e gli assegni bancari. Sono ammessi, invece, gli acquisti a rate. Inoltre, non è richiesto espressamente il bonifico parlante, vincolante invece per il pagamento dei lavori di ristrutturazione.
L’acquisto degli arredi deve avvenire entro il 31 dicembre 2025. Per dimostrare di essere nei tempi giusti è indispensabile fare riferimento alla data della transazione, riportata ad esempio nei pagamenti con carta.
Bonus mobili 2025, come richiederlo
Il bonus si può richiedere mediante detrazione ai fini dell’Irpef per i 10 anni successivi a quello dell’acquisto. Le rate annuali consentono di fruire di un buono fiscale di 250 euro per ciascuna dichiarazione dei redditi, nel caso in cui si utilizzi l’incentivo per intero (5.000 euro di limite di spesa).
Un’avvertenza particolare riguarda proprio il tetto di spesa e l’utilizzo dell’incentivo in più anni. Se il bonus era stato usato in detrazione già nello scorso anno grazie a lavori edilizi relativi al 2024, è necessario detrarre la quota dei relativi acquisti dai 5.000 euro del 2025.
Qual è l’importo del bonus mobili 2025
Ad esempio, se il contribuente aveva acquistato mobili nel 2024 per 3.000 euro per effetto di lavori edilizi sulla stessa unità abitativa iniziati già nel 2024, il tetto di spesa detraibile nel 2025 è pari a 2.000 euro.
Infine, per i documenti che attestino il pagamento dei mobili vige l’obbligo di conservazione. Si tratta di ricevute dei bonifici, di documenti di pagamento mediante carte di credito e debito e di fatture di acquisto, queste ultime contenenti la natura, la qualità e la quantità dei mobili acquistati e dei servizi (di trasporto e montaggio) annessi.
L’Istat ha diffuso i dati relativi all’inflazione di aprile 2025. Si registra un aumento +1,9% su base annua (come nel mese precedente) per quanto riguarda l’indice dei prezzi al consumo. Emerge una dinamica identica per quanto riguarda l’indice FOI: +1,7% su base annua (come accadeva anche per le rilevazioni di 30 giorni fa).
Quest’ultimo dato avrà un impatto tangibile sui bilanci famigliari degli inquilini con il rinnovo annuale dell’affitto, per i quali scatterà un aumento del canone di locazione. In Italia, in media, si pagheranno circa 14 euro in più al mese (e 168 euro all’anno). Scopriamo quanto aumentano gli affitti a seconda della città di residenza.
L’aumento dell’inflazione incide significativamente sulle finanze delle famiglie italiane, soprattutto su quelle che hanno l’adeguamento annuale del canone di locazione (per i contratti 4+4). Gli aumenti più consistenti si registrano a Milano, dove gli affitti mensili aumenteranno di circa 34 euro al mese rispetto allo stesso periodo del 2024. Per gli inquilini romani, invece, l’incremento mensile sarà di circa 21 euro.
È lo scenario che emerge da un’analisi di idealista, portale leader per sviluppo tecnologico in Italia, che ha calcolato quanto inciderà l’aumento dell’inflazione sull’adeguamento dei contratti di locazione di un trilocale in base all’Indice dei prezzi al consumo aggiornato e pubblicato dall’Istat. L’aumento dell’inflazione incide direttamente sui contratti di locazione legati all’indice FOI, ovvero quelli che prevedono la formula di durata 4+4.
Quanto aumentano gli affitti nei capoluoghi italiani con l’inflazione
I dati sono eleborati sulla media dei canoni di locazione di un trilocale rivalutati con l’indice FOI di aprile 2025
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Capoluogo
Canone aggiornato (€/mese)
Aggiornamento FOI 1,7% (€/mese)
Canone mediano di un trilocale ad aprile ’24 (€/mese)
Milano
2.034
34
2.000
Firenze
1.526
25
1.500
Venezia
1.526
25
1.500
Como
1.322
22
1.300
Roma
1.271
21
1.250
Bologna
1.220
20
1.200
Bolzano-Bozen
1.220
20
1.200
Olbia
1.220
20
1.200
Cagliari
1.119
19
1.100
Monza
1.119
19
1.100
Padova
1.119
19
1.100
Napoli
1.042
17
1.025
Bergamo
1.017
17
1.000
Brescia
1.017
17
1.000
Parma
1.017
17
1.000
Ravenna
1.017
17
1.000
Verona
1.017
17
1.000
Varese
966
16
950
Salerno
946
16
930
Lecco
915
15
900
Il report si concentra sull’analisi della media dei canoni di locazione richiesti negli annunci di trilocali in affitto pubblicati su idealista. Il taglio immobiliare analizzato dallo studio è stato individuato in quanto risulta essere quello più richiesto dalle famiglie, la categoria su cui l’aumento dell’inflazione pesa maggiormente.
In Italia, l’affitto per una casa con tre locali, secondo quanto rilevato ad aprile 2024, era di 800 euro al mese. Con l’adeguamento annuale calcolato con l’indice di inflazione FOI di aprile 2025, gli inquilini che dovranno fare i conti con il rinnovo del canone dovranno pagare circa 14 euro in più al mese in media (168 euro all’anno).
A seconda della città analizzate (il report si è concentrato esclusivamente sui capoluoghi e non sulle province per via di una base dati molto più consistente) può variare anche considerevolmente. A Milano ci sono gli inquilini che subiranno gli aumenti più evidenti dei canoni di locazione (+34 euro al mese e 408 euro in più all’anno). Un dato quasi scontato, visto che il capoluogo lombardo, da tantissimo tempo, rappresenta anche la città con la media degli affitti più cara d’Italia.
Aumentano di circa 25 euro al mese (300 euro all’anno) gli affitti per gli inquilini che hanno il rinnovo annuale del canone di locazione residenti a Firenze e Venezia. Aumenti di circa 22 euro mensili (264 euro annui) per chi vive a Como e 21 euro al mese per gli inquilini di Roma (252 euro all’anno). Mentre il rialzo si attesta intorno ai 20 euro mensili per i canoni di locazione a Bologna e Bolzano (240 euro all’anno in media).
A Cagliari l’aumento del canone mensile sarà di 19 euro al mese, mentre a Napoli i rialzi saranno di 17 auro al mese (come a Bergamo, Brescia, Parma, Ravenna e Verona). Più in generale, gli impatti minori sugli aumenti dei canoni d’affitto (non oltre i 7 euro mensili) si rilevano a Alessandria, Nuoro, Asti, Biella, Caltanissetta e Vibo Valentia.
Il Salone del Libro di Torino 2025 si svolgerà dal 15 al 19 maggio 2025 nella consueta location di Lingotto Fiere. Questo evento, ormai divenuto un simbolo della cultura italiana ed europea, richiama ogni anno migliaia di visitatori tra lettori appassionati, editori, insegnanti, studenti e famiglie. Si tratta, infatti, di un punto di incontro tra chi ama i libri e chi li crea, favorendo lo scambio di idee, la scoperta di nuovi autori e la promozione della lettura in tutte le sue forme.
L’edizione 2025 sarà caratterizzata dal tema “Le parole tra noi leggere”, un tributo sentito a Lalla Romano. Il programma, invece, promette un fitto calendario di appuntamenti. Ecco, allora, cosa c’è da sapere sul Salone del Libro di Torino 2025.
L’edizione 2025 si terrà, quindi, dal 15 al 19 maggio, confermando la tradizionale collocazione primaverile che da anni caratterizza questo evento. Il Salone si svolgerà presso il complesso Lingotto Fiere di Torino.
Al suo interno, divisi in differenti padiglioni, ci saranno oltre 1.000 espositori e altrettanti eventi, fra presentazioni, talk e dibattiti. L’area espositiva sarà infatti di 137.000 metri quadrati che, quest’anno, si allargano a tutta la città grazie al Salone Off, previsto in diverse location dal 9 al 20 maggio.
Il programma completo e gli ospiti del Salone
Gli incontri previsti per la XXXVII edizione sono davvero molteplici e, per orientarsi al meglio, è possibile usare il calendario ufficiale sul sito della manifestazione per filtrare i più interessanti. In particolare, si potrà scegliere in base al pubblico di riferimento (Grande Pubblico, Scuole, Professionali e Famiglie), ma anche in base a giorno, ora, area e sala.
Quest’anno sono previsti alcuni ospiti internazionali di tutto rispetto, come ad esempio Valerie Perrin, Tracy Chevalier, Joel Dicker, Paul Murray, Mircea Cartarescu, ma anche autori e personaggi della cultura italiana come ad esempio Roberto Saviano, Licia Troisi, Dacia Maraini, Alessandro Barbero. Ricorda che alcuni eventi sono prenotabili in anticipo e, quindi, i posti potrebbero esaurirsi. Da consultare, poi, anche gli oltre 745 eventi del Salone OFF, alcuni dei quali gratuiti e senza prenotazione.
Per i professionisti, invece, è prevista una nuova sala stampa da 100 m2 e una lounge per gli operatori, dove sono previsti “speed date” fra editori, librai e influencer, in modo da far circolare idee e novità.
Quanto costa un biglietto per il Salone del Libro 2025?
Per l’edizione 2025, il costo del biglietto intero giornaliero è di 15 euro online e 22 euro in fiera. Permette quindi l’accesso a una delle giornate della manifestazione. L’abbonamento, invece, permette di accedere tutti e cinque i giorni al costo di 39 euro online e 60 in fiera.
Previsti, poi accrediti per professionisti e operatori professionali di vari settori. Ci saranno sconti per classi e scolaresche, ma anche ridotti per bambini, giovani fino ai 24 anni e over 65, con prezzi a partire da 3 euro. Infine, il biglietto per persone con disabilità costa 11 euro, con ingresso gratuito per un accompagnatore.
Ricorda che gli orari di apertura della fiera andranno dalle 10 alle 20 per giovedì 15, domenica 18 e lunedì 19; mentre venerdì 16 e sabato 17 andranno dalle 10 alle 21.
Dove si trova il Salone del Libro e come arrivare
Il Salone del Libro di Torino si svolge in Via Nizza 294, facilmente riconoscibile grazie alla sua architettura industriale e alla vicinanza con la celebre pista automobilistica sul tetto, simbolo del quartiere Lingotto. Raggiungere la zona, sia da Torino che da fuori città è abbastanza semplice e, in particolare:
In metropolitana: la soluzione più rapida e sostenibile è la Linea 1 della metropolitana (M1), che collega la stazione ferroviaria di Porta Nuova con il quartiere. Scendi alla fermata Lingotto, situata a pochi minuti a piedi dall’ingresso principale del Salone.
In treno: se arrivi a Torino in treno, puoi scendere direttamente alla Stazione Torino Lingotto, collegata con le principali linee regionali e nazionali. Dalla stazione, il polo fieristico dista circa 10 minuti a piedi.
In autobus e tram: diverse linee urbane GTT (tra cui 1, 18, 35, 74) fermano nei pressi del Lingotto Fiere.
In auto: Il Lingotto Fiere è facilmente raggiungibile dalle principali autostrade (A4, A21, A32) seguendo le indicazioni “Torino Sud” e “Lingotto”. Sono disponibili parcheggi a pagamento nelle immediate vicinanze.
Vivere a Torino
Abitare a Torino significa godere di un ambiente urbano ricco di verde, musei, teatri e librerie indipendenti, con quartieri dall’atmosfera unica. Dalla centralissima Piazza Castello alle rive del Po, passando per il quartiere San Salvario e le zone più moderne come il Lingotto, ogni quartiere di Torino offre i mezzi necessari per vivere bene.
Inoltre, Torino si distingue anche per la sua eccellente rete di servizi: trasporti pubblici efficienti, numerose piste ciclabili, spazi verdi come il Parco del Valentino e una vasta offerta gastronomica che spazia dalla cucina tradizionale piemontese alle proposte più innovative. La città è inoltre sede di università prestigiose, centri di ricerca e poli tecnologici che attirano studenti e professionisti da tutta Italia e dall’estero.
Secondo l’ultima analisi condotta dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, la domanda immobiliare nelle grandi città italiane si concentra principalmente sul trilocale, che raccoglie il 40,4% delle preferenze registrate nel gennaio 2025. Questa tipologia si conferma quindi la più richiesta sul territorio nazionale, seguita dal bilocale (25%) e dal quattro locali (22,3%).
Perchè gli italiani preferiscono il trilocale
Il trilocale si distingue come una soluzione abitativa equilibrata, ideale per famiglie e coppie, e resta apprezzato anche dagli investitori per la sua versatilità. Tuttavia, il recente aumento dei prezzi immobiliari ha portato a una riduzione della concentrazione della domanda sui monolocali e bilocali, spesso scelti da chi ha una disponibilità economica più limitata o da chi intende acquistare per mettere a reddito.
Bilocali a Milano, quattro locali a Genova
Interessanti le differenze tra città. Milano, la metropoli più costosa d’Italia, rappresenta un’eccezione: qui il bilocale domina con il 46,1% delle richieste. Questo dato riflette una forte presenza di investitori e di single, attratti da soluzioni più piccole e centrali. All’opposto, Genova mostra una netta preferenza per il quattro locali (43%), favorita da prezzi di mercato più contenuti e da una domanda orientata verso immobili più spaziosi, spesso per uso familiare.
Il trilocale domina nei capoluoghi minori
Al di fuori delle grandi città, nei capoluoghi di regione minori, il trilocale conquista una fetta ancora maggiore della domanda: ben il 51,9%, seguito dal quattro locali (22,5%) e dal bilocale (20,1%). Da segnalare inoltre un aumento delle richieste per i cinque locali, sintomo di una crescente attenzione per spazi più ampi.
Le città dove il trilocale raggiunge i livelli più alti di preferenza sono Catanzaro, con un impressionante 68,9%, e Venezia, con il 63,6%, a dimostrazione di una domanda che, pur con caratteristiche diverse, si orienta sempre più verso immobili che garantiscano comfort e vivibilità.
L’analisi di Tecnocasa fotografa quindi un’Italia immobiliare variegata, in cui il trilocale resta il punto di riferimento principale, ma con eccezioni dettate da fattori locali come il costo della vita, la tipologia dell’utenza e l’andamento dei prezzi.